È come un terno al lotto, anche se stavolta sono state sbancate le casse della Provincia. Nei prossimi giorni l'Ente verserà infatti la bellezza di un milione 653 mila euro sul conto corrente dell'ex direttore generale Edoardo Barusso, assunto dalla precedente amministrazione - quella di centrosinistra guidata da Pino De Domninicis - subito dopo fatto accomodare non sulla poltrona ma fuori della porta. Immediato o quasi il ricorso alla magistratura da parte del manager che si è visto riconoscere dalle sentenze del Tribunale e della Corte d'Appello, una cifra a sei zeri comprensiva di rivalutazione e interessi pur non avendo mai prestato attività lavorativa a Palazzo dei Marmi. Il Consiglio provinciale ha approvato, non senza qualche imbarazzo, la delibera di riconoscimento del debito fuori bilancio. Il presidente Guerino testa specifica che «il provvedimento prevede l'utilizzo di una parte dell'avanzo di amministrazione del 2010». La vicenda che interessa il city manager è di quelle che fanno riflettere: è stato nominato direttore generale nel 2000, ma il suo contratto - che prevedeva una serie di benefit - è stato subito dopo revocato, per cui Barrusso si è rivolto al Tribunale del lavoro per ottenere la condanna dell'Ente a dare esecuzione al contratto e, in subordine, a corrispondergli tutte le retribuzioni che gli sarebbero spettate dal 27 giugno 2000 fino alla scadenza del contratto, fissata al 31 dicembre 2004, nonché al risarcimento del danno all'immagine, alla professionalità e da lucro cessante. Nel 2009 il Tribunale di Pescara ha accolto il ricorso presentato da Barusso e ha condannato la Provincia a corrispondere la somma maturata. Il successivo ricorso della Provincia in Corte di Appello, risalente a settembre del 2009, è stato accolto solo parzialmente, ed è stata disposta la detrazione delle ultime sei mensilità dal trattamento economico spettante a Barusso. Spiccioli, considerando quanto fosse ingente la partita sul tavolo. A ottobre 2010 la Provincia si è rivolta alla Cassazione ma nelle scorse settimane ha ricevuto un precetto dall'ex city manager che ha dato dieci giorni di tempo alla Provincia per versare l'intera somma, in unica soluzione. Solve et repete, dice un principioo del diritto. Commentando la vicenda il consigliere di maggioranza Lino Ruggero parla di una «pesante eredità», ma il termine appare almeno improprio, visto che di debito si parla e anche ingente. La Provincia, ovvero i cittadini dei 46 comuni che la compongono, devono rinunciare a un milione e 653 mila euro di investimenti «per una vicenda che ha dell'assurdo. I nostri predecessori sono stati capaci di assumere e licenziare un direttore in un batter d'occhio, dopo avergli riconosciuto una serie di benefit da capogiro. Non mi interessa sapere il motivo di queste decisioni, mi lascia allibito il fatto che oggi dobbiamo fare a meno di risorse che sarebbero risultate preziose per il territorio». La delibera ha ottenuto in volto contrario del presidente del Consiglio provinciale, Giorgio De Luca. «Oggi come allora - puntualizza - mi sono opposto a questa spesa, che ritengo inconcepibile. Aspetto fiducioso il pronunciamento della Cassazione e mi auguro che su questa vicenda venga presentata una interrogazione parlamentare». Ma intanto si deve mettere mano al portafogli.
Con quella cifra si potevano stabilizzare i 664 lavoratori precari
Compensi impossibili e stipendi impossibilitati
Con i soldi che deve versare al professor Edoardo Barusso, la Provincia avrebbe potuto tranquillamente stabilizzare i contratti dei 66 precari, scaduti il 27 settembre scorso e finiti a spasso. Anzi, per l'esattezza, bastava meno perché la stabilizzazione costava un milione e 400mila euro circa, mentre il supermanager ne intascherà 250mila in più. Una beffa che si aggiunge al danno già subìto dai precari che per dieci anni hanno lavorato nei Centri per l'impiego e nelle altre strutture della Provincia. Di contro a chi ha investito tutto nella Provincia, pur percependo stipendi modesti, c'è il professor Barusso, il quale, quando firmò il contratto faraonico propostogli dalla Giunta di centrosinistra, contava già una ventina di collaborazioni con Enti e istituzioni a vario livello. Tanto per non infierire, la liquidazione di Barusso, distribuita sui cinque anni previsti dal contratto che seguiva il mandato del presidente, parla di 27.500 euro al mese, cifra sufficiente a pagare lo stipendio annuo di due precari! In coda a questa vincenda tanto amara quanto grottesca, c'è la mozione approvata (13 voti a favore) dal Consiglio provinciale che invita la Giunta guidata da Guerino Testa «a riesaminare il caso degli ex formatori, sei in tutto, cercando ogni forma tecnico-giuridica per riassumerli e accompagnarli alla pensione, evitando alla Provincia eventuali condanne di risarcimento»