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Data: 26/05/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Terremoto all'Aquila, a giudizio la commissione Grandi rischi. In sette saranno processati per omicidio colposo plurimo e lesioni

Il gup: «Hanno indotto la popolazione a restare a casa»

L'AQUILA - Gli aquilani avevano paura, passavano le notti nelle auto e nei camper, ma poi furono rassicurati, in qualche modo tranquillizzati, dai componenti della commissione Grandi rischi, che fornirono «informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dello sciame sismico, vanificando le attività di tutela della popolazione». Il gup del Tribunale dell'Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, dopo un'ora di camera di consiglio, ha rinviato a giudizio i sette componenti della commissione Grandi rischi con l'accusa di omicidio colposo plurimo e lesioni, in riferimento al terremoto avvenuto all'Aquila il 6 aprile 2009. Il processo è stato fissato per il 20 settembre prossimo. Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi rischi; Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile; Enzo Boschi, presidente dell'Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia); Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti; Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case; Claudio Eva, ordinario di fisica all'università di Genova, Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico della Protezione civile.
Secondo il pm Fabio Picuti che ha chiesto il rinvio a giudizio, poi accolto dal gup, «hanno dato una valutazione approssimativa dello sciame in atto da mesi e hanno fornito, in particolare subito dopo una riunione, cinque giorni prima del sisma, informazioni sommarie e comunque devianti perché hanno rassicurato la popolazione che, invece, messa al corrente dei rischi, avrebbe potuto attuare delle precauzioni». Nella requisitoria, Picuti ha ricordato che gli esperti della commissione Grandi rischi non sono finiti sotto inchiesta «perché non sono stati in grado di prevedere il terremoto, ma perché avrebbero violato regole di tipo cautelare che trovano origine in una legge che disciplina le funzioni della commissione Grandi rischi». Se fossero state adottate le contromisure, secondo la Procura, si sarebbero potute salvare vite umane: nel terremoto morirono 309 persone, mentre altre 1.600 rimasero ferite.
Il punto nodale di tutta l'indagine è il verbale, redatto subito dopo la riunione del 31 marzo 2009, nel quale si ritenne poco probabile un forte terremoto. La commissione stabilì che non vi fosse la necessità di diffondere segnali di allerta, malgrado i diversi fenomeni sismici fossero stati interpretati da alcuni esperti come un probabile segnale di un forte sisma imminente. La procura ritiene che gli imputati «siano venuti meno ai doveri di valutazione del rischio connessi alla loro funzione» anche sotto il profilo dell'informazione. Queste notizie rassicuranti «hanno indotto le vittime a restare nelle case».
Il gup ha escluso dalle costituzioni di parte civile le associazioni che si erano presentate, tra cui il comitato 309 Martiri. Inserito, invece, il Comune dell'Aquila. «Come avvocati - ha commentato il difensore di Boschi, Marcello Melandri - siamo increduli. Ero sicurissimo che sarebbe finita con un proscioglimento.
Così non è stato e ora lavoreremo per chiarire la sua posizione». «Questo è appena l'inizio di un processo - ha detto l'avvocato ed ex ministro Alfredo Biondi, legale di Claudio Eva - perché la prova si fonda in dibattimento, ci batteremo per raggiungere quella prova che per me c'era, ma questo giudice ha deciso diversamente e io mi inchino al suo volere».
«Noi speravamo in qualche cosa di più - ha affermato l'avvocato Franco Coppi, legale di Selvaggi - comunque come tutti sanno l'ordinanza di rinvio a giudizio non è una sentenza di condanna e quindi riapriremo il discorso a settembre».

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