Tra gli assegni attuali la metà è sotto i 500 euro al mese
ROMA Il lungo ciclo delle riforme previdenziali è finito; ma ora si pone, e si porrà sempre di più nei prossimi anni, il problema dell'adeguatezza delle pensioni dei giovani di oggi. La presentazione della relazione annuale dell'Inps, illustrata ieri dal presidente Antonio Mastrapasqua, coincide con il «giorno per il futuro» voluto dal governo proprio per diffondere la cultura previdenziale, anche tra gli studenti. Per sensibilizzare i giovani lavoratori non saranno però usate le simulazioni che proiettano il valore del trattamento futuro sulla base dei redditi attuali, perché secondo lo stesso Mastrapasqua sono «irrealistiche quando il tempo della pensione è ancora lontano». Il ministro del Lavoro Sacconi, intervenuto successivamente, ha spiegato che la famosa Busta arancione pensata per far conoscere a chi lavora l'importo dell'assegno futuro sarà realizzata solo in forma virtuale, elettronica (quindi non inviata a casa in versione cartacea). Anche a chi ha un'occupazione discontinua o flessibile, il presidente dell'Inps raccomanda di lavorare il più a lungo possibile, perché «le società con i lavoratori più anziani sono quelle che favoriscono l'accesso dei giovani».
Dunque non ci sono indicazioni quantitative sui futuri importi; nel rapporto viene riepilogato lo scenario normativo disegnato dalle varie riforme, ed in particolare da quella approvata lo scorso anno che secondo Sacconi e Mastrapasqua dovrebbe essere l'ultima. A partire dal 2015 il momento in cui si può lasciare il lavoro sarà legato alla speranza di vita rilevata dall'Istat (è previsto che questa cresca di oltre due anni da qui al 2030).
I numeri di cui l'Inps dispone invece in forma dettagliata sono quelli relativi alle pensioni attualmente pagate dall'istituto: in tutto circa 16 milioni, distribuite tra 13,8 milioni di pensionati, perché alcuni di loro hanno più di un trattamento. Questo dato va tenuto presente quando si esaminano numeri e percentuali contenuti nel rapporto, relativi agli importi delle pensioni. Importi che nel 2010 come negli anni precedenti risultano concentrati in una fascia bassa: il 50,8 per cento dei trattamenti è al di sotto dei 500 euro al mese, un altro 28,2 tra 500 e 1000, mentre solo il 9,9 è oltre i 1.500 euro.
Sono numeri che riflettono la storia lavorativa e sociale del nostro Paese, ed infatti risultano molto differenziati tra i due sessi. Per le donne la percentuale degli importi inferiori ai 500 euro tocca il 61,3 per cento, mentre tra gli uomini è del 36 per cento. Dall'altra parte dello spettro, per i maschi l'incidenza degli importi superiori ai 1500 euro mensili è del 20,2 per cento, contro il 2,6 delle femmine.
L'altra faccia della previdenza sono le pensioni integrative. Ieri è stata presentata anche la relazione annuale della Covip. Nel 2010 il rendimento medio dei fondi pensione negoziali (o chiusi), quelli che nascono da accordi tra le parti sociali nelle varie categorie, è stato del 3 per cento, superiore a quello garantito dal Tfr (2,6). È andata ancora meglio per i fondi aperti offerti dalle banche, con un rendimento del 4,2 per cento. Per l'adeguatezza futura delle pensioni, ha ricordato il presidente della Covip Finocchiaro, è indispensabile «il ritorno a tassi di crescita soddisfacenti».