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Pescara, 14/04/2026
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Data: 26/05/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Il Tar riapre un altro ospedale. Sentenza favorevole a Casoli. In arrivo per Pescina, Tagliacozzo e Agnone

PESCARA. Le decisioni del Tar L'Aquila sulle riaperture dei piccoli ospedali si susseguono a catena in Abruzzo e alimentano gli entusiasmi di sindaci e amministratori di ogni provenienza politica. E' di ieri l'ultima sentenza (il nono pronunciamento dei giudici amministrativi), questa volta favorevole alla riapertura dell'ospedale Consalvi di Casoli. Altre analoghe decisioni sono molto probabilmente in arrivo per Pescina e Tagliacozzo, mentre un'altra trincea per la tutela della salute, nei centri che più sono distanti dai principali poli dell'eccellenza sanitaria, si apre nel vicino Molise.
Qui è atteso l'esito di un analogo ricorso per l'ospedale Caracciolo di Agnone, al confine con il Vastese. Si è tenuta invece ieri l'udienza sull'istanza presentata dai Comuni di Tagliacozzo e Pescina. I due provvedimenti, secondo i ricorrenti, «arrecherebbero un danno grave e irreparabile incidendo direttamente sul diritto costituzionale alla salute, riducendo la possibilità per la popolazione delle due città e dei due comprensori di accedere ai servizi sanitari e di tutela della salute». Il ricorso è stato curato per Pescina dagli avvocati Pasquale Milo e Fausto Corti, e per Tagliacozzo dai legali Luca Motta e Herbert Simone.
Dunque nuove speranze per i paesi montani e dell'Abruzzo interno che nello stesso tempo allargano crepe nel fragile impianto della riforma e sui provvedimenti di rientro dal deficit sanitario adottati nel 2010 con i poteri commissariali. Sono oggi quegli stessi amministratori a reclamare la immediata esecutività dei verdetti del Tar.
Accade a Casoli, dove il sindaco del Pd Sergio De Luca invoca l'immediato ripristino di reparti e servizi. «La bocciatura del duo Chiodi-Baraldi è su tutti i fronti perché hanno infranto le leggi regionali calpestando il diritto alla salute sancito dalla Costituzione per tutti i cittadini. E perché il miglioramento del deficit sanitario lo hanno ottenuto con i tagli ai livelli essenziali di assistenza. Chiodi», prosegue De Luca, «non dovrebbe farsene un vanto. Anzi, piuttosto che cercare soluzioni amministrative e legali ai disastri commessi farebbe bene a dimettersi».
Sulla stessa scia il sindaco di Guardiagrele del Pdl, Sandro Salvi, che ha scritto al governatore per sollecitare l'applicazione della sentenza sul Santissima Immacolata del 23 marzo scorso. Salvi annota che, negli atti difensivi del Comune, è chiaramente indicato «come si sarebbero potute adottare decisioni conformi alle vere esigenze delle popolazioni, alla qualità della struttura ospedaliera e al pieno utilizzo dei reparti con risparmio economico e vantaggi funzionali per tutto il comprensorio».
Un dibattito che accende speranze ma è foriero di aspre polemiche. A chiedersi come uscire da questa difficile situazione è la Cisl funzione pubblica che, dopo anni di commissariamento della sanità in Abruzzo, prende atto del sostanziale fallimento di un progetto allestito bypassando la funzione legislativa del Consiglio regionale.
«Sono stati tagliati posti letto in eccedenza e a oggi mancano i letti necessari», commenta il segretario Vincenzo Traniello, «posti letto ridotti senza creare un prima e un dopo il ricovero ospedaliero, cioè senza porre le fondamenta di una buona medicina di base».
Deficit di assistenza territoriale che, a giudizio del sindacato, si traduce in una acresciuta richiesta di ospedali.
«Si è andati avanti con una cultura aziendalista, che parifica il servizio sanitario a un'impresa qualsiasi e mette in secondo piano la salute rispetto alla logica economica. Il commissario sa benissimo», prosegue Traniello, «che ridurre la tutela della salute è un reato, e sa benissimo che chi si oppone a questa logica aberrante, come fa la Cisl, non è contro le riforme ma a favore delle riforme vere».
Il sindacato registra che, a tutt'oggi, ai reparti ospedalieri chiusi o mal funzionanti «corrispondono solo tante sigle di servizi territoriali, pomposamente declamati. In realtà, dietro a questi termini pomposi, c'è solo il vuoto e fra poco verrà alla luce il debito della mobilità passiva causata dai mancati servizi abruzzesi. Eppure», afferma ancora Traniello, «il Tar non ha fatto nessuna rivoluzione, ha semplicemente ribadito che le leggi vanno rispettate e, se non piacciono, cambiate in Consiglio regionale o in Parlamento. E che i servizi sanitari vanno comunque e sempre garantiti. Che dirà Roma? E' ora che la società civile abruzzese si risvegli e si faccia sentire guidata dai sindacati, dalle associazioni socio-sanitarie e dal volontariato».

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