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Data: 26/05/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ministeri via da Roma la Lega prepara una legge. Il premier frena: solo sedi distaccate. Alemanno: serve il sì delle Camere

Resta alta la tensione nella maggioranza. Calderoli: Silvio ha promesso

di MARIO STANGANELLI

ROMA - Sembrava che il vertice di martedì tra Berlusconi e Bossi avesse messo il coperchio alla vicenda del trasferimento dei ministeri da Roma preteso dalla Lega, invece la pentola ha continuato a bollire, minacciando di esplodere nonostante le rassicurazioni fornite dagli alleati del Carroccio, Berlusconi in testa. A riprendere a soffiare sul fuoco ieri mattina è stato uno dei padrini della transumanza ministeriale, Roberto Calderoli, che in una nota ha affermato: «Nessuno stop allo spostamento dei Dipartimenti al Nord, ma la questione è così importante da non poter essere strumentalmente interpretata come semplice argomento da campagna elettorale per i ballottaggi».
Secondo il ministro della Semplificazione lo spostamento dei dicasteri «si farà», anche perché «il presidente Berlusconi ci ha dato la sua parola». A tanta sicurezza da parte dei Lùmbard corrisponde anche un progetto elaborato non si sa se nella stessa baita di Lorenzago, dove fu concepita la riforma della Costituzione bocciata dal referendum popolare del 2006, sulla base del quale sarebbe stata formulata una proposta di legge popolare che verrà lanciata a Pontida il prossimo 19 giugno. La presentazione in Cassazione delle firme da allegare alla legge dovrebbe avvenire nella prima decade di giugno. E per quanto se ne sa la pdl non indicherà quali ministeri saranno spostati e dove saranno dislocati. Per scegliere le modalità verrà data una delega al governo, ma si parla di ministeri «di peso» e con portafoglio. Inoltre, in ambienti leghisti si parla di un accordo tra Bossi e Berlusconi per una dislocazione immediata di alcuni dipartimenti e di ministeri senza portafoglio. Essendo questi alle dirette dipendenza della presidenza del Consiglio, per il loro trasferimento dovrebbe essere sufficiente un decreto del presidente del Consiglio. Per questo sarebbero già state individuate, oltre Milano, alcune altre città come Venezia Firenze, Napoli e Rimini che potrebbe diventare sede del dipartimento del Turismo.
Al di là delle indiscrezioni sui progetti della Lega, Berlusconi ha tenuto a frenare sull'argomento, anche per non far crescere tensioni soprattutto nell'area romanocentrica del suo partito. «Si è fatto uno scandalo sul nulla», ha minimizzato il Cavaliere ieri a Porta a Porta. E durante l'ufficio di presidenza del Pdl il premier aveva detto ai suoi: «Nessun trasferimento al Nord, mentre si può discutere l'istituzione di rappresentanze in città diverse da Roma». E poi, «che la Lega cerchi di favorire il Nord, dove ha le sue radici, anche con un ufficio di un ministero affidato a un proprio ministro mi sembra una cosa assolutamente naturale».
Sempre fieramente contrario a «qualsiasi smembramento delle funzioni della Capitale» il sindaco Alemanno, che parla di «tregua armata», confidando che «la reazione del territorio, di Roma e delle istituzioni abbia frenato questi progetti». Comunque, Alemanno si fa forte delle parole di Berlusconi, il quale - dice il sindaco - «ha ribadito che lo spostamento dei ministeri non si farà. La questione è chiusa. E' un fatto importante. Adesso ci sono i ballottaggi, se ne riparla dopo». Comunque, Alemanno trincera le posizioni di quanti sono contrari al ridislocamento dei dicasteri dietro la necessità in ogni caso di un voto del Parlamento che dica una parola decisiva sulla questione.
Qualche apertura viene invece da Ignazio La Russa: «Spostare due ministeri senza portafoglio - osserva il ministro della Difesa - non sarebbe uno scandalo. Ma - aggiunge - non è questo il mio principale pensiero. Ne parleremo dopo le elezioni». Secondo La Russa, «si possono creare sedi distaccate dei ministeri senza costi aggiuntivi, e che non metterebbero assolutamente in discussione il ruolo di Roma Capitale». Una parola diversa in tutta la querelle sembra metterla Mario Borghezio: «Ministeri al Nord? No grazie - afferma lo storico esponente leghista - meglio non spostarli: i fancazzisti romani a Milano sarebbero una contraddizione in termini».
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