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Pescara, 14/04/2026
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Data: 27/05/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fuga dei pazienti, e il deficit riprende a gonfiarsi. Sanità. Mobilità passiva in aumento, si riducono le quote assegnate dallo Stato: futuro nero

PESCARA - I conti che tornano, il buco che si restringe, il deficit che scende e l'euforia di Gianni Chiodi che sale alle stelle: «Un risultato storico», dice uscendo dall'ultimo incontro col governo sul buco della sanità a Roma l' 8 aprile scorso, appena due mesi fa. Ma c'è un dato che non torna per niente, un segnomeno destinato a peggiorare anno dopo anno bilancio dopo bilancio, e che rischia di far sprofondare peggio di prima il conto delle Asl. Un dato misterioso che porta un nome difficile, mobilità, sul quale i commissari glissano e sdrammatizzano. Ma senza troppo effetto: mobilità significa trasferimento dei pazienti, significa che per una regione è fonte di orgoglio se i malati delle altre regioni vengono a curarsi da noi perchè vuol dire che qui ci sono le eccellenze e la medicina di qualità, ottimi medici e buoni ospedali; non è un bel segno invece se in tanti vanno a curarsi fuori, un po' è normale ed è sempre accaduto per le grandi patologie, ma se il flusso aumenta anno dopo anno e sempre di più, haivoglia a dire è colpa del terremoto. No, non è colpa del terremoto. Le colpe verranno fuori anche quelle, ma adesso è il tempo di capire come questa migrazione colpisce le casse pubbliche, anno dopo anno, fino a farci ripiombare in futuro in un deficit pauroso.
Il trend è già in atto: la mobilità passiva sta raddoppiando, è passata da 145.538.000 del 2008 a 165.860.000 del 2009 e il saldo tra attiva e passiva, cioè tra i pazienti che vengono a curarsi in Abruzzo e quelli che vanno fuori, secondo una stima del ministero, arriverà da -76.426.000 (tendenziale 2011) A -91.372.000 (tendenziale 2012). Poco male se le notizie negative si fermassero qui. Ma mobilità passiva significa che le cure di quelli che vanno a curarsi fuori le paga comunque la Regione Abruzzo, soldi quindi che finiscono altrove, nelle casse di altri ospedali e di altre cliniche. Non solo: il saldo della mobilità determina anno dopo anno anche la quota di fondo sanitario assegnata dallo Stato alle singole regioni, saldo che più è negativo e più si assottiglia. La politica della Regione sembra non prendersi cura di questo trend, anzi tutt'altro. Stipulando i contratti con i privati lo scorso anno ha inferto un bel taglio alla mobilità attiva, sì proprio alle spese per i pazienti di fuori regione che vengono a curarsi da noi, rinviando invece il problema della fuga dei pazienti a data da destinarsi, con la scusa che erano in corso trattative con le Regioni vicine per stipulare i patti di confine. Patti cioè da sottoscrivere per calmierare, ogni Regione per proprio conto, la fuga dei pazienti e per tenerseli in cura sotto casa. Ma non è successo niente. Anzi, Marche e Molise hanno liberalizzato la mobilità attiva (cioè i fondi per i pazienti esterni) in occasione della firma dei contratti con i privati, e il Lazio si appresta a farlo. L'Abruzzo resta a guardare.
E mentre aumenta l'esodo degli abruzzesi verso l'Emilia Romagna o le Marche soprattutto per le malattie cardiocircolatorie e l'ortopedia, sono le cliniche private a sottoporre il caso all'attenzione del commissario Gianni Chiodi. Lo fanno per tutelare i propri interessi, certo. Facendo però emergere contraddizioni e punti interrogativi sulla politica e le strategie dei commissari. Il taglio del 30% ai pazienti extraregionali avrebbe dovuto essere compensato con un ritocco ai rimborsi della mobilità passiva, secondo un impegno della Baraldi e un passaggio inserito nel contratto. Non è successo: il contratto è stato rinnovato d'imperio alle condizioni dell'anno precedente. Una gestione che semina dubbi anche nella maggioranza visto che qualche tempo fa la stessa presidente della Commissione Sanità Nicoletta Verì disse: «I dati ci dicono che troppe persone vanno a curarsi altrove e poche vengono da noi, tutto questo ha dei costi troppo alti». E l'ex assessore alla Sanità Lanfranco Venturoni era stato facile profeta nel 2009 nel dire che i conti del 2010 sarebbero stati ancora in sofferenza. Purtroppo però lo saranno anche nel 2012, secondo i dati del ministero.

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