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Data: 28/05/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Un premier come questo non se lo merita nessuno di Luigi Vicinanza

Non ce lo meritiamo. Non lo meritano neppure quei milioni di italiani che gli hanno creduto e che nonostante tutto ripongono ancora la loro fiducia in lui. Non meritavamo di scendere così in basso nella nostra autostima nazionale.
Eccolo lì il presidente del Consiglio italiano - il "nostro" presidente, quando è in missione all'estero - che sussurra ad un gelido e impietrito Obama quali e quanti pericoli minaccino la democrazia del Belpaese: una «quasi dittatura» delle Procure rosse, un singolare regime che non tollera un uomo solo al comando ma ritiene che tutti, anche i più potenti della Terra, siano uguali davanti alla legge. Lo racconta all'uomo che governa una nazione la cui polizia, la cui magistratura non hanno esitato ad arrestare e incarcerare un intoccabile, il ricchissimo fascinosissimo e potentissimo direttore del Fondo monetario internazionale, Strauss-Kahn, accusato nientedimeno che da una cameriera d'albergo, immigrata di colore, malata di Aids, ma non per questo cittadina di serie B. E dunque proprio al presidente degli Stati Uniti il nostro premier è andato a raccontare che la giustizia italiana è malata. Senza ricevere né una parola formale di assenso, ma neppure un sorriso, una smorfia, un battito di ciglia. Solo una umiliante indifferenza. Umiliante non per Berlusconi, ma per noi italiani.
Meno peggio è andata con il russo Medvedev. Le cronache sono contraddittorie, ma, dopo il breve colloquio in cui avrebbe ancora una volta denunciato il braccio violento della italica giustizia, Berlusconi pare abbia incassato una incoraggiante pacca sulla spalla. E non s'è capito se nella considerazione del primo ministro di Mosca il poveraccio da compatire è l'inquilino di Palazzo Chigi o un intero popolo che lo ha come capo del governo.
A questo punto siamo giunti: alla commiserazione o, addirittura, al dileggio internazionale. In principio furono le corna nelle foto ufficiali, poi il cucù alla Merkel, e poi ancora quell'aggettivo, abbronzato, affibbiato ad Obama.
Spiegava che così la politica estera assumeva un volto più umano. Vennero poi il lettone di Putin e il baciamano a Gheddafi. E si respirava già una dimensione grottesca. In ultimo - ma non sarà l'ultima - la questua parigina davanti ai signori del G8: ascoltatemi, l'Italia è in pericolo, la democrazia è minata dai giudici. Immaginate Obama mentre telefona ad un commissariato di New York per perorare la scarcerazione di Strauss-Kahn - per piacere, però, non dite nulla alla stampa - così da evitare una possibile crisi con la Francia, da sempre l'alleato più permaloso? Inimmaginabile, ovviamente. Per far liberare dalla questura di Milano la "nipote di Mubarak" il presidente del Consiglio italiano ha invece sprecato un'intera nottata del suo prezioso tempo.
Portando a casa quel che desiderava. Che un intervento così irrituale sia stato dettato da esigenze di Stato, in verità non ci crede nessuno, ad eccezione di trecento e più deputati della maggioranza. Beata ingenuità di chi è troppo affaccendato in cose tanto importanti.
L'ossessione giudiziaria travalica dunque i confini della stanca polemica politica nazionale e diventa caso internazionale. L'Italia ne ricava un danno di immagine di cui non aveva proprio bisogno. Ancora una volta la scadenza elettorale fa premio sullo stile, l'opportunità, gli interessi di una nazione. Comunque vadano i ballottaggi a Milano e a Napoli, a Trieste a Cagliari o a Mantova, questo paese ha bisogno di voltar pagina. Altro che la giustizia. E' la crisi economica che mina le basi della convivenza civile; scompaiono industrie dalla tradizione storica e gloriosa come i cantieri navali, al Nord come al Sud.
Dieci anni persi. Se ne sono accorti persino quei pericolosi cospiratori riuniti nella Confindustria. Sovversivi anche loro. Come i magistrati, i giornalisti, gli insegnanti, gli studenti, gli scrittori, gli operai.... Aiuto, la lista è sempre più affollata.

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