Sarà pure una coincidenza, ma certo appare singolare che la novità dell'ingresso di Atac nell'Unindustria di Aurelio Regina, ormai arruolato fra i fedelissimi del sindaco Alemanno che sei mesi fa lo volle al vertice dell'Auditorium, sia venuta fuori proprio nel giorno dell'assemblea generale di Confindustria: l'ultima guidata da Emma Marcegaglia in scadenza entro un anno, alla cui successione aspira anche il presidente delle Manifatture Sigaro Toscano. Una mossa che non è sfuggita agli osservatori più attenti, ma che potrebbe rivelarsi un boomerang: e non solo perché l'azienda del trasporto pubblico capitolino è in piena crisi d'immagine (dopo Parentopoli) e finanziaria, costretta a vendere i gioielli di famiglia pur di sottrarsi al fallimento.
A farla notare è stato il senatore democratico Lucio D'Ubaldo: "Il Comune di Roma blocchi una decisione sbagliata", esorta. "Si dà infatti il caso che Atac faccia trapelare la notizia del suo ingresso in Unindustria nello stesso giorno in cui la Marcegaglia attacca duramente le società partecipate dalle amministrazioni locali perché, a suo dire, hanno un "livello di efficienza inaccettabile". Che senso ha, allora, che un'azienda pubblica di trasporto aderisca all'associazione degli industriali, per di più pagando una quota consistente?". Ovvero 75mila euro l'anno. La prova, per il consigliere pd Dario Nanni, di come "la giunta Alemanno continui a utilizzare le società capitoline come una riserva personale di potere da utilizzare a piacimento: invece di spendere i soldi per ripianare i debiti si preferisce versare quote per compiacere gli amici di Unindustria".
È preoccupata, l'opposizione. "Perplessità" ha subito espresso il consigliere pd Massimiliano Valeriani: "A cosa e a chi serve?", chiede sibillino, sollecitando chiarimenti al sindaco: "L'Atac è una municipalizzata e come tutte quelle che erogano servizi di interesse generale aderisce a Confservizi, struttura che storicamente le rappresenta. Questa novità anticipa di fatto una privatizzazione dell'azienda?". Dubbio che per il segretario cittadino del Psi, Atlantide Di Tommaso, è una certezza: "Entrando in Unindustria l'Atac sarà regolata da dinamiche di concorrenzialità che, fra gli obbiettivi, non prevedono né le tutele per i lavoratori né il no ai licenziamenti. Quando smetterà Alemanno di favorire gli interessi dei soliti furbetti a scapito della città?". Sulla stessa linea l'assessore provinciale al Lavoro Massimiliano Smeriglio (Sel): "Un fatto abnorme che prefigura un serio vulnus: il passaggio in Unindustria è un drastico cambio della missione aziendale che, invece di puntare solo alla qualità del servizio, mirerebbe al profitto".
Timori subito confutati prima dall'assessore alla Mobilità Antonello Aurigemma ("Non esiste alcun nesso tra l'ingresso in Unindustria e la privatizzazione"), poi dalla stessa Atac. Che dopo aver ricordato come la decisione sia stata adottata dal cda all'unanimità, sostiene che "altre aziende del Tpl a capitale interamente pubblico (per esempio Atm Milano) e del settore trasportistico nazionale aderiscono al sistema confindustriale", che Atac è una spa ed ha pertanto "un ordinamento privatistico" e che entrare in Unindustria consente di "condividere con le altre imprese della mobilità le scelte infrastrutturali e programmatorie destinate ad avere un forte impatto sull'economia del Lazio".