Per il centro-sinistra e i suoi molti candidati è una vittoria che va oltre ogni più ottimistica e speranzosa previsione. Per il centro-destra è un colpo durissimo. Perdere Milano, dove governava dal 1993, e Napoli, dove era alto lo scontento per il cattivo governo del centro-sinistra, perdere Trieste e non conquistare Cagliari, e via via, significa vedere seriamente ridimensionato il proprio consenso nell'Italia intera. Il segnale è chiarissimo.
Milioni di italiani hanno manifestato nel loro voto fortissima insoddisfazione nei confronti del governo e del capo del governo che, non lo si dimentichi, ha fatto campagna elettorale proprio in entrambe le grandi città, Napoli e Milano, con esiti addirittura disastrosi. La richiesta è fortissima: cambiamento, nei governanti locali e nel modo di governare. Questa richiesta va oltre le singole città e lambisce Montecitorio e Palazzo Madama, ma soprattutto Palazzo Chigi. Sicuramente, la prima reazione di Silvio Berlusconi sarà di critica verso gli elettori che, in particolare se di sinistra, sono, parole sue,"senza cervello". I suoi sostenitori aggiungeranno, ossequienti e zelanti, che si tratta di un voto locale, alla faccia del referendum nazionale sulla sua persona tentato dal Presidente del Consiglio. Tutto il centro-destra o quasi, poiché sembrano che sia iniziato il riposizionamento di alcuni: qualche topo potrebbe preferire lasciare una nave che fa acqua prima che affondi, annuncerà solennemente che in Parlamento esiste una maggioranza coesa, compatta, che potrebbe addirittura allargarsi in attesa della verifica chiesta dal Presidente della Repubblica.
Siamo entrati a capofitto in una situazione interessante: una maggioranza parlamentare numericamente reale che non corrisponde più ad una maggioranza altrettanto reale che si è espressa con il voto in questi ballottaggi. Infine, il centro-destra dirà che il centro-sinistra non è soltanto estremista, ma è anche raccogliticcio e, diviso su molti temi, non rappresenta un'alternativa di governo.
Invece, quello che gli esiti dei ballottaggi hanno rivelato è che, grazie anche alle primarie, il centro-sinistra ha probabilmente trovato la formula vincente e unificante. Il Partito Democratico offre generosamente il campo da gioco delle primarie. Qualche volta, come a Torino e a Bologna, il candidato vincente è effettivamente un Democratico. Altrove, come a Milano e a Cagliari, è comunque un esponente del centro-sinistra che viene poi appoggiato da tutti i partecipanti alle primarie e che non si caratterizza più per la sua appartenenza partitica, ma per la sua rappresentanza di quello schieramento. Nella molto più complicata situazione napoletana, azzerate le pessime primarie di partito e considerato il primo turno come se fosse una primaria, il Partito Democratico ha saggiamente sostenuto De Magistris che è giunto a una percentuale elevatissima di voti.
Questa è la formula vincente che consente ai candidati di delineare il loro programma nella campagna per le primarie e di imparare anche dai loro competitors, chiamati alla lealtà di coalizione, che attrae gli elettori che sanno che il loro voto conta, che dà pari dignità a tutti i partiti che rispettino le regole. Pronti a sventare gli inevitabili colpi di coda politici e mediatici di Silvio Berlusconi, i dirigenti del centro-sinistra sono chiamati a perfezionare il percorso delle primarie, definire il perimetro delle alleanze e la scelta del candidato Primo ministro. Con pazienza, trasparenza e ragionevole ottimismo.