Mascitelli (Idv): un allarme per il governatore Verrocchio: a Roseto perde la politica locale
PESCARA. Il centrosinistra esulta. «L'Abruzzo volta pagina», dice il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci che estende la valutazione politica alla giunta Chiodi: «Il governatore non si aggrappi alla sua arroganza, ammetta che è una bocciatura piena». La vittoria in 3 comuni su 4 non cambia numericamente il risultato rispetto alle elezioni precedenti: era 3-1 e 3-1 è rimasto con l'eccezione della perdita di Roseto e il cambio epocale a Lanciano. Ma il segnale che arriva è diverso.
La vittoria nei ballottaggi dice che il progetto Pd-Idv-Sel, supportato dalle liste civiche, convince e può contrastare il fronte Pdl-Udc. Paolucci, che da (ex) giovane segretario è sensibile ai messaggi più freschi, ne fa tesoro: «Sono strafelice, questa è la vittoria del nuovo Pd per il nuovo Abruzzo, è la vittoria dei candidati che hanno cercato di esprimere la volontà di innovazione tra partiti e liste e che hanno la capacità di legare con la società». Il segretario del Pd si toglie qualche sassolino: «Non sono più i vecchi a fare politica ma i nuovi, è la risposta a chi voleva vedere una segreteria regionale pd insufficiente dopo un anno e mezzo di vicende pesanti, è la dimostrazione che il nuovo gruppo dirigente c'è ed è valido. Certo, adesso viene il bello, occorre caricarsi di responsabilità, ma basta con l'idea della segreteria di ragazzini». E fra le reponsabilità Paolucci inserisce l'opportunità politica Idv-Sel: «La porta è aperta, i ballottaggi dicono che dove siamo uniti vinciamo. Per questo dico sempre che bisogna andare oltre i calcoli di bottega, sono convinto di trovare la disponibilità di una società orizzontale, non verticale: perché non deve esserci nessun primato del partito sui cittadini, ma un partito che si apre».
Costituisce un elemento di riflessione a parte il caso-Roseto, che il Pd perde dopo il voto plebiscitario di cinque anni fa: «È evidente che lì qualcosa non è andata nonostante una campagna generosa e appassionata, di certo torneremo a ragionarci su insieme». Proprio da Roseto il segretario provinciale pd Robert Verrocchio fa sapere che «l'analisi del voto dovrà condurre ad una serie di cambiamenti che gli elettori rosetani ci hanno chiesto con forza e di cui intendiamo tener certamente conto». «La personalizzazione della politica locale è stata perdente», aggiunge, «mentre stringere alleanze sin dall'inizio con le forze di centrosinistra, così come proponeva la segreteria provinciale, avrebbe probabilmente condotto ad altri risultati. Ringrazio in particolare i tanti giovani che si sono avvicinati al Pd e che saranno l'eredità da cui ripartire».
Il presidente provinciale del Pd di Chieti Tommaso Coletti sottolinea come la scelta di fare le primarie per i candidati sia risultata vincente. Mentre il coordinatore regionale Sel Gianni Melilla indica l'opportunità «per voltare pagina», con un rammarico: «È finita 3-1 ma poteva finire anche 4-0 se si fosse capito che a Roseto il Pd doveva lavorare diversamente negli ultimi anni per ricomporre il centrosinistra su idee amministrative, culturali e politiche condivise a partire da quelle ambientali e urbanistiche».
È rivolta contro il centrodestra la sintesi che estrae il capogruppo consiliare del Pd Camillo D'Alessandro: «Chiodi, Di Stefano, Febbo ed i potenti di turno hanno perso le elezioni, in provincia di Chieti per di Stefano e Febbo il risultato è 3- 0, in Abruzzo 3-1». «Il centrodestra», incalza, «non rappresenta più la maggioranza della regione, Chiodi ha ricevuto l'avviso di sfratto».
Di «campanello d'allarme» per Chiodi parlano anche il coordinatore regionale Idv e senatore Alfonso Mascitelli e il capogruppo idv Carlo Costantini: «Speriamo che per il governatore queste elezioni costituiscano un messaggio chiaro e che capisca che l'Abruzzo non è disposto ad accettare le scelte che lui vuole imporre». Il riferimento è al piano sanitario. «Anche nelle altre regioni, come l'Emilia Romagna, sono state portate avante riforme epocali», riprende Mascitelli, «eppure lì chi le ha fatte non ha subito sconfitte, anzi è rimasto a governare più solido di prima. Il fatto è che in Abruzzo le riforme vengono fatte male e non possono quindi costituire una scusa per chi perde». Per il senatore Idv in Abruzzo non paga l'alleanza Pdl-Udc, non paga l'azione di governo regionale né quella provinciale mentre «paga nel Pd il consenso nel momento in cui si riesce a interpretare la forte domanda di innovazione». E per Costantini il primo riscontro è oggi, nel corso del consiglio regionale straordinario sulla Sanità.