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Data: 31/05/2011
Testata giornalistica: Il Centro
I ballottaggi in Abruzzo - Pdl: paghiamo le scelte sulla sanità. Di Stefano: a Lanciano si tornerà alle urne. Piccone: Pd fazioso

Febbo: va esaminato che cosa non funziona al nostro interno

PESCARA. I sondaggi del centrodestra davano un pareggio ai ballottaggi: 2 a 2. Poi è finito 1 a 3 perché Lanciano, da anni roccaforte della destra, ha cambiato bandiera. E non può consolare la presa di Roseto, bastione del centrosinistra, perché Chieti e la sua provincia sono da sempre in Abruzzo il barometro politico della regione. E se qui cambia il vento meglio stare all'erta.
L'assessore Mauro Febbo, responsabile provinciale del Pdl chietino, e il senatore Fabrizio Di Stefano, vicecoordinatore regionale del partito, molto influente nel Chietino, non nascondono la sconfitta: la contestualizzano, la spiegano con ragioni nazionali e internazionali, ma poi devono ammettere che le responsabilità sono da cercare anche dentro casa. «Il voto segue il trend nazionale», esordisce Febbo, «con questa crisi e con le problematiche che abbiamo in Abruzzo chi governa non è favorito, perché è chiamato a fare scelte pesanti. Pensiamo solo alla sanità, con la questione degli ospedali, o alla crisi che ha coinvolto l'industria. Non dimentichiamo che Chieti è la provincia più industrializzata e produce un terzo del Pil della regione. Credo allora che in provincia di Chieti il risultato rispecchi la realtà. E se penso a quello che è successo in Spagna devo dire che abbiamo contenuto il peso di questa sconfitta». Che però va analizzata «con serenità ma compiutamente». «Si tratta», dice Febbo «di fare alcune valutazioni interne, di vedere i meccanismi che non hanno funzionato. Non dovevamo esaltarci al momento della vittoria, non dobbiamo deprimerci nella sconfitta».
Su Lanciano però l'assessore vede delinearsi un quadro complesso, con un consiglio comunale in cui il sindaco è minoranza (ma il centrosinistra smentisce questa interpretazione). «Vedrete che con l'assegnazione dei seggi il centrodestra sarà maggioranza e il Comune sarà ingovernabile», dice Febbo. A meno di passaggi di campo, per questo Febbo si augura «che i consiglieri rispettino il mandato degli elettori».
Fabrizio Di Stefano va più deciso sulle difficoltà del centrosinistra: «A Lanciano presto si vedrà se il centrosinistra tiene, prevedo una verifica elettorale a breve».
Quanto al risultato complessivo, Di Stefano vede un effetto Zapatero («spazzato via in Spagna») sul partito di governo «che in Italia ha perso Milano e persino Arcore». In provincia di Chieti «ha inciso in maniera sensibile la riforma della sanità: non è un caso che perdiamo a Casoli e Vasto. A Lanciano la sinistra ha cavalcato il tema della sanità portando in piazza il vecchio manager. Anche la sentenza del Tar che ha annullato alcune scelte di Chiodi in pieno ballottaggio ci ha penalizzato».
Ci sono poi i «personalismi e i rancori» che hanno causato la sconfitta del centrodestra a Francavilla.
Ora, dice Di Stefano, «occore rimettere ordine nel partito: questo dato ci fa capire quanto nel partito conti il territorio». Poi una stoccata al capogruppo del Pd in consiglio Camillo D'Alessandro: «Dopo tante sconfitte, e nell'euforia di un risultato per lui positivo, non perde occasione per prendersela con me, attaccandomi quasi fosse una fidanzata tradita. Posso assicurare però che non è il mio genere».
Difende il partito e il risultato il coordinatore regionale del Popolo della libertà abruzzese, senatore Filippo Piccone, che accusa il Pd di «faziosità», in risposta alle affermazioni del segretario abruzzese dei democratici Silvio Paolucci. «Voltare pagina, dice Paolucci, ma di quale libro parla?», si chiede Piccone, che lancia un invito: «La campagna elettorale è finita, quindi si torni alla realtà. Il dato oggettivo è che il centrodestra governava un solo Comune di quelli al voto andati al ballottaggio e chiude la tornata con lo stesso risultato, conquistando, tra l'altro, un municipio rosso da sempre, Roseto, dove il Pd deve registrare una sconfitta cocente».
«I democratici, quindi» spiega il coordinatore, «si possono aggrappare solo al dato di alcune divisioni in seno al centrodestra che hanno portato alle sconfitte di Lanciano, dove governavamo, Vasto e Francavilla».
«Ma, in generale» sottolinea ancora Piccone, «non è vero che il Pd è vincente in Abruzzo perché tra l'altro alcuni comuni dell'Aquilano e del Teramano, un tempo loro roccaforti, sono passati alla coalizione formata dal Pdl e dai suoi alleati».
Quindi, è la conclusione di Piccone, «Paolucci vuole vendere un risultato che letto oggetivamente è di parità numerica ma non elettorale, perché il Pd in Abruzzo non ha vinto ma ha perso».
Sula stessa linea di ottimismo è Jessica Verzulli, coordinatrice della Giovane Italia di Chieti, che invita il centrodestra a «raccogliere i risultati e analizzarli per capire se e dove si è sbagliato, senza lanciare inutili allarmismi, giacché il Pdl rimane ancora un partito forte, che governa la maggioranza degli enti locali».

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