ROMA - Decisione a sorpresa della Corte di Cassazione che, accogliendo i ricorsi dei promotori del referendum sul nucleare, frustra il tentativo del governo di cancellare la consultazione, operato con l'inserimento nel cosiddetto decreto omnibus approvato lo scorso 26 maggio di un articolo (il n.5) che prevedeva la «abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari». Quindi, i cittadini che domenica 12 e lunedì 13 giugno si recheranno alle urne dei referendum, troveranno accanto alle schede sui due quesiti sull'acqua e a quella sul legittimo impedimento anche la scheda contro la costruzione di centrali nucleari in Italia. Il quesito di quest'ultima sarà però modificato rispetto a quello sul quale, a gennaio, era stato dato il via libera al referendum nucleare, in quanto, dopo le modifiche apportate con il decreto omnibus, la Cassazione ha trasferito il quesito sulle nuove norme.
La Suprema Corte è infatti l'organo intitolato a valutare se successivi interventi legislativi a una norma sulla quale sia stato deciso un referendum abrogativo «soddisfano» le intenzioni dei proponenti il referendum. Ad essa hanno fatto ricorso il costituzionalista avvocato Alessandro Pace, per conto dell'Idv, e l'avvocato Gianluigi Pellegrino, per conto del Pd, sostenendo che la nuova normativa dell'articolo 5 del decreto omnibus non fosse sufficiente a superare le ragioni del referendum, che nella prima formulazione chiedeva l'abrogazione del decreto legge 25 giugno 2008, n.112 nella parte riguardante la «realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare». L'articolo 5 della nuova legge, nei commi dal 2 al 7, viene incontro alle richieste dei promotori abrogando le norme che consentirebbero l'insediamento di centrali atomiche, ma nel comma 1, pur stabilendo di «non procedere alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare», afferma che ciò avviene in attesa di una fase di approfondimento in tema di sicurezza nucleare che terrà conto degli sviluppi tecnologici nel settore e delle decisioni che saranno assunte dall'Unione europea. La scelta del nucleare non sarebbe quindi, dalla nuova legge, totalmente esclusa, ma soltanto sospesa. Altro contestato comma della nuova legge che i referendari hanno sottoposto al giudizio della Cassazione è il n.8. In base al quale l'approvazione del piano di «strategia energetica nazionale» diventa un atto amministrativo del presidente del Consiglio, che non necessita di alcuna legge da promulgare in materia e che non escluderebbe, se si verificassero alcune condizioni prefigurate al comma 1, la progettazione di eventuali centrali nucleari. Di qui la decisione dell'Ufficio Centrale per il Referendum della Cassazione, che ritenendo valide - secondo quanto detto dagli stessi avvocati Pace e Pellegrino - le argomentazioni dei referendari per l'abrogazione pura e semplice, anche per il futuro, della disciplina sulla realizzazione di nuove centrali nucleari, ha trasferito il quesito referendario sulle norme del decreto omnibus appena votato. L'Ufficio centrale, composto da diciotto giudici e presieduto dal membro anziano Antonio Elefante, ha quindi deciso a maggioranza di riformulare così il quesito che gli elettori si troveranno davanti il 12 giugno: «Volete voi che siano abrogati i commi 1 e 8 dell'articolo 5 del decreto legge 31/03/2011 n.34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75?». A rendere la domanda un po' meno oscura ai non addetti ai lavori contribuirà il titolo apposto sulla scheda: «Abrogazione delle norme che consentono la produzione del territorio nazionale di energia elettrica nucleare». Assieme a questa scheda gli elettori, si è detto, potranno ritirare anche quelle sull'acqua: una sulla cosiddetta privatizzazione, l'altra riguardante i profitti legati alla commercializzazione della risorsa. Quarto quesito quello riguardante più direttamente Silvio Berlusconi e che chiede l'abrogazione della norma che consente a ministri e premier impegnati in attività di governo di non comparire in tribunale.