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Pescara, 14/04/2026
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Data: 03/06/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
2 giugno - Silvio tra fischi, applausi e gaffe regali. Pisolino in tribuna, poi viola il protocollo con Juan Carlos. Nella sfilata torna la crocerossina

Stavolta, non il cucù alla Merkel ma, più gentilmente, una toccata sul braccio al re di Spagna.
Silvio si avvicina, lì sugli spalti, a Juan Carlos. E accarezzando il regale avambraccio, dice al sovrano: «Come va il suo ginocchio?». Quello, con un lieve sorriso di circostanza, gli risponde di aver superato gli acciacchi articolari che lo hanno tormentato di recente e il Cavaliere, tutto contento per la propria gentilezza e per la salute del re, se ne torna al suo posto. A quel punto Napolitano, mimando il gesto del toccare, gli dice qualcosa. Presumibilmente: «Silvio, non lo sai che re e regine non si possono toccare?». Né si può stringere loro la mano, a meno che non siano essi stessi a fare la prima mossa. La tradizione prevede infatti, al cospetto delle teste coronate, un leggero inchino per le donne e un'inclinazione del capo per gli uomini. E così Berlusconi, appena ha finito di ricevere la lezioncina da Napolitano, torna da Juan Carlos e senza toccarlo gli chiede scusa. Anche se non è successo nulla di grave e l'estroverso statista di Palazzo Grazioli ci ha abituati a ben altre scenette. Come quella, anche se non riguardò una regina ma una crocerossina, della plateale smorfia di apprezzamento che alla parata dello scorso anno il Cavaliere rivolse a Barbara Lamuraglia. La quale, signora elegante e piacente, in camice bianco e berretto da infermiera sfilava sui Fori Imperiali alla testa di un gruppo della Croce Rossa. Quest'anno, rieccola. Ma defilata. Berlusconi non l'ha vista oppure ha represso la sua ammirazione? O è troppo triste - sorride poco e molto meno di Bersani, Casini, D'Alema, Rutelli e altri esponenti dell'opposizione - per regalarsi una gioia visiva così bella?
Poi la parata finisce. Il premier va a Villa Pamphili per gli incontri con i colleghi stranieri. E nel pomeriggio, tornando a casa, si fa lasciare dall'autista cinquanta metri prima della sua residenza. Così si gode i saluti dei passanti, i complimenti della gente e le altre forme di rassicurazione («Preside', ci facciamo una foto insieme?»). Che comunque non sono sufficienti, per un tipo che cerca amore, amore e amore, a fargli dimenticare i mezzi fischi ricevuti qualche ora prima.

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