L'atteso summit in Palazzo Vecchio tra il sindaco Matteo Renzi e i sindacalisti dell'Ataf si conclude in una tregua armata. Le parti si rivedranno tra un mese (insieme stavolta anche al presidente Filippo Bonaccorsi e i sindaci dei comuni soci dell'azienda), dopo che l'advisor incaricato di stabilire quanto vale economicamente la municipalizzata avrà ultimato il suo lavoro. È, infatti, la privatizzazione di Ataf, voluta da tutti i comuni soci, il maggiore punto di discordia coi sindacati, che temono per l'occupazione, il servizio dei bus e i conti dell'azienda. Dieci giorni fa i lavoratori fecero uno sciopero con manifestazione fino a sotto Palazzo Vecchio, per strappare a Renzi l'incontro avvenuto ieri. Nel mezzo, numerose polemiche con Bonaccorsi, che ha anche minacciato di querela alcuni sindacalisti. Nel corso del summit, Renzi non fa retromarce sulla privatizzazione, ritenuta necessaria per dare futuro all'azienda e per farla presentare competitiva al prossimo bando regionale unico del trasporto pubblico regionale. Il sindaco dice che non ci sono rischi occupazionali in Ataf (anche se, altre volte, ha spiegato che forse gli autisti dovranno lavorare di più), e si lamenta per gli adesivi contro di lui attaccati alle fermate del bus, ribadendo la fiducia in Bonaccorsi. Al termine dell'incontro, parlano i sindacalisti, delusi per non aver visto un Piano industriale (ma per ora niente nuovi scioperi in vista). Dice Massimo Milli (Cgil): «Restano divergenze, ma ora c'è un confronto». Aggiunge Alessandro Nannini (Cobas): «Le distanze sono abissali. Serve l'azienda unica della mobilità, non la privatizzazione. Ora faremo assemblee coi lavoratori per riferire quanto detto da Renzi e vedremo cosa fare, in attesa delle risposte dell'advisor». Chiude Americo Leoni (Faisa): «I miei timori per la vendita totale dell'azienda, e non parziale come ventilato finora, non se ne vanno».