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Pescara, 14/04/2026
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Data: 04/06/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Referendum inutili» si riaccende lo scontro. Ultimatum del garante: la Rai informi. Il leghista Zaia: voto sì

ROMA - L'Agcom, l'Autorità garante per la comunicazione, che già era intervenuta contro l'iper-presenzialismo berlusconiano in tivvù durante le elezioni amministrative, adesso si dichiara assai scontenta per come la Rai sta informando gli italiani a proposito dei referendum. La programmazione, fa notare l'Autorità in un ordine emanato ieri, «non è idonea a garantire l'effettivo rispetto del regolamento prevista dalla Commissione di Vigilanza». Dunque, da oggi bisogna cambiare registro e va offerta dalla Rai un'informazione più adeguata.
Per esempio, e molto precisamente, l'Agcom chiede la diffusione giornaliera - da oggi - dei messaggi autogestiti su tutte le tre reti generaliste: assicurando, a rotazione per ciascuna giornata, la collocazione su uno dei tre canali nella fascia di maggior ascolto (dalle 18,30 alle 22,30). E ancora: diffusione di tribune elettorali su tutte le tre reti e «rilevante presenza» degli argomenti oggetto dei referendum nei tiggì e nelle trasmissioni informative di maggior ascolto.
L'Autorità guidata da Corrado Calabrò ha anche rivolto alle tivvù private nazionali di coprire adeguatamente l'evento referendario. Il centrista Roberto Rao accusa: «La Rai sta affrontando questo tema con colpevole superficialità. Si è ancora in tempo per rimediare, ma dal nuovo corso di Viale Mazzini ci aspettiamo maggior rigore». Questa anche la linea del Pd.
Mentre è duello, sui referendum, fra Berlusconi e Bersani. Il Cavaliere ieri ha ribadito: «L'esito di questa consultazione non ha nulla a che vedere con il governo». Libertà di scelta è la linea del premier. Che considera però «inutile» il referendum sul nucleare, perché avviene su un quesito il cui oggetto, la localizzazione delle centrali, era disciplinato da norme che «sono già state abrogate».
E il quesito sull'acqua? È «fuorviante», assicura il capo del governo, perché «non è in discussione la privatizzazione dell'acqua ma l'eliminazione degli sprechi». A tutto questo Bersani obietta: «Sono tutti quesiti utilissimi e andare a votare è utilissimo».
Il sindaco Alemanno, in un comunicato, smentisce che il Campidoglio avrebbe concesso il proprio patrocinio all'iniziativa «Un referendum che fa acqua». L'ex ministro Scajola annuncia che si asterrà. Ma occorre tenere d'occhio più che mai la Lega Nord.
Lunedì il partito lumbard deciderà la linea ufficiale. E comunque i leghisti, a cominciare da Bossi, sembrano piuttosto affezionati ai quesiti referendari. E il terrore dei berlusconiani è che il Carroccio aiuti la sinistra nel raggiungimento del quorum, anche per le schede sul legittimo impedimento. Il governatore veneto, Zaia, osserva: «Io sono contro il nucleare e a favore dell'acqua pubblica, chiaro?». A votare ci andrà, lui come molti colleghi di partito e elettori del Carroccio.
Anche la finiana Futuro e libertà è di fatto referendaria. Lascia libertà di scelta ai propri elettori, e comunque invita ad andare alle urne. Come «atto di patriottismo», precisa Briguglio. Italo Bocchino non è da meno: «Io voto sì sull'acqua e mi asterrò negli altri quesiti». Fabio Granata è per quattro sì «senza se e senza ma». E così via.
Il Pdl non ha affatto la certezza che anche stavolta, come ormai quasi sempre da una quindicina d'anni, il quorum pari al 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto non verrà raggiunto. E pur non avendo il coraggio di tuonare alla Bettino Craxi - «Andate al mare!» - spera che il 12 e 13 giugno non piova.

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