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Data: 04/06/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Fincantieri ritira il piano. Stop alle chiusure e agli esuberi, ma il governo si spacca

ROMA. Fincantieri ritira il piano che prevedeva 2.551 esuberi e la chiusura dei cantieri di Sestri Ponente, di Castellamare di Stabia e il ridimensionamento di un terzo (Riva Trigoso); i lavoratori cantano vittoria, ma la questione spacca il governo e lascia l'azienda con il nodo irrisolto della competitività internazionale che deve essere ritrovata, pena l'uscita dal mercato.
L'amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha ritirato ieri la sua proposta per "esorcizzare le tensioni", ha detto, di fronte alle pressioni giunte anche dal ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, incalzato dalle proteste dei lavoratori e dei sindacati che ieri hanno protestato in massa lungo le vie del centro di Roma partendo da Termini.
Bono, al termine dell'incontro ha dichiarato: «Il piano presentato nei giorni scorsi non era frutto della nostra improvvisazione, ma di un'attenta analisi della drammatica crisi che si è abbattuta sulla cantieristica europea. Io mi assumo le mie responsabilità, ma con gli attacchi subiti da destra e da sinistra, anche le mie forze vengono meno».
Poco dopo era corsa la notizia che avesse presentato sul tavolo del ministro le sue dimissioni, ipotesi subito smentita però da Romani. Successivamente l'amministratore delegato è finito nel mirino del capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, che lo ha duramente attaccato sotto il profilo politico: «Il dottor Bono ci deve una spiegazione: egli, proprio alla vigilia delle elezioni, ha proposto un piano del tutto provocatorio dal punto di vista sociale e adesso lo ritira. Una persona responsabile non lo avrebbe neanche avanzato con quei contenuti e in quei tempi».
Il Pd ha reagito parlando di «assenza del governo in materia di politiche industriali. Da tre anni l'Italia è senza un piano di rilancio occupazionale» ha detto il parlamentare Sergio D'Antoni. L'impegno del governo, annunciato dal ministro Romani, è ora quello di spostare la trattativa occupazionale su due nuovi tavoli regionali, uno ligure e uno campano, le regioni dove dovevano essere chiusi i due cantieri.
L'azienda ha ceduto di fronte alle pressioni, ma così non ha risolto il nodo della perduta competitività. In serata Fincantieri ha diffuso una nota per spiegare il contesto del mercato mondiale in cui si trova ad operare.
«Nell'ultimo triennio sono stati persi in Europa quasi 50 mila posti di lavoro - si legge - un terzo del totale degli addetti del settore. In Francia, per esempio, i dipendenti sono passati da 4.900 a 2.300 concentrati in un solo sito mentre in Finlandia da 5.500 gli addetti scono scesi a 2.900».

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