PESCARA. Potremmo stare settimane curvi come aruspici a interpretare il corpo elettorale, alla fine la conclusione risulterebbe la stessa: vince il candidato quando è un candidato forte. Se il candidato è debole vince la coalizione, ma solo se è unita.
Per il centrodestra abruzzese, il dilemma vittoria/sconfitta dipende dal punto di osservazione. Vista da Roseto il voto di maggio risulta vincente. Dall'Aquila è un trionfo. Vista da Lanciano è una debacle. Se l'osservazione si sposta a Vasto o a Francavilla si può anche parlare di pareggio.
Ma le cose ovviamente non stanno così. Il Pdl in questi giorni sta riflettendo su un'evidente sconfitta. Domani si riunirà in conclave a Pescara, poi qualcosa dovrà cambiare negli assetti interni. Questa è l'aria che si respira nel partito e nella maggioranza in Regione. Ieri l'assessore alla protezione civile Gianfranco Giuliante, ha chiesto una riunione urgente della segreteria regionale del partito. «L'ufficio di presidenza del Pdl», ha spiegato Giuliante, «ha sottolineato la necessità di rafforzare il Partito dotandolo di una organizzazione che consenta maggiore presenza e radicamento sul territorio e una migliore operatività. Una organizzazione che evidenzi la rinascita di un partito come soggetto unitario e non come somma delle diverse anime che si sono unite», ha aggiunto l'assessore, «passaggio importante che è stato sottolineato con l'annuncio di un aggiornamento statutario che cancelli la regola del 70/30 (Forza Italia 70-AN 30)» (il Cencelli del centrodestra nella divisione delle poltrone). Quello di Giuliante è un messaggio di sfida al coordinatore regionale Filippo Piccone che il giorno dopo il voto aveva parlato di vittoria del Pdl (pensando certamente ai piccoli comuni conquistati nell'Aquilano).
Forse i più sinceri e i più preoccupati all'indomani del voto di ballottaggio sono stati due ax An come Giuliante, l'assessore regionale e coordinatore provinciale del Pdl Mauro Febbo e il senatore Fabrizio Di Stefano, che hanno parlato apertamente di sconfitta, sottolineando un "effetto Zapatero" sul voto italiano: chi governa perde.
E non poteva essere altrimenti: nella loro provincia è andata perduta Lanciano, comune storico del centrodestra, 18 anni al governo con Nicola Fosco e poi Filippo Paolini (e prima ancora era solo Dc con l'unica parentesi del 1961, quando salì in giunta una contrastatissima alleanza Psi-Dc-Pri). Mario Pupillo vince su Ermando Bozza, scelto da Di Stefano, e vince dunque anche sul senatore, che sconta il contrasto dell'ex sindaco Paolini con Donato Di Fonzo sulla presidenza dell'ente fiera. In questo caso Di Fonzo è stato l'elemento di disunità del centrodestra che ha favorito un centrosinistra dato perdente alla vigilia. Dopo il voto Bozza ha fatto una dichiarazione che anticipa il dibattito che si è aperto nel Pdl nazionale: «Mi ricandiderei di nuovo, magari passando per le primarie». Sul voto di Lanciano dovrà preoccuparsi soprattutto Febbo, in corsa per la vicepresidenza della Regione al posto di Alfredo Castiglione. Dopo questo risultato, l'assessore allo Sviluppo economico può stare più tranquillo.
Vasto forse era perduta già in partenza per il centrodestra. Ma anche qui hanno dato una mano le divisioni nella coalizione. Il centrosinistra le aveva superate con primarie molto combattute vinte da Luciano Lapenna. Il centrodestra se le è portate fin dentro l'urna presentandosi con tre candidati di area: Mario Della Porta (Pdl), molto debole, Massimo Desiati (lista civica), molto forte, e Nicola Del Prete centrista e debolissimo. Sconfitta inevitabile. Che si è ripetuta a Francavilla dove «i personalismi e i rancori», secondo lo sfogo di Di Stefano, hanno favorito il candidato di centrosinistra Antonio Luciani. E dove il candidato del Pdl era già andato a casa dopo il primo turno: nonostante la telefonata di Silvio Berlusconi e il sostegno entusiasta del Responsabile Antonio Razzi (e anche dell'assessore regionale Federica Carpineta, uscita sconfitta al suo primo vero impegno elettorale).
Roseto è un caso a parte. Il governatore Gianni Chiodi ha parlato di «straordinaria vittoria», e sulla carta forse lo è stata, visto che il (debole) candidato del centrosinistra Teresa Ginoble, è uscito sconfitto consegnando per la prima volta nel dopoguerra il comune al centrodestra. Ma il Pdl si è fermato solo al 12% e il sindaco eletto è un socialista. Tanto che l'ex sindaco Franco Di Bonaventura ha potuto dichiarare: «E' stata una vittoria del centrosinistra».
Dunque chi sale e chi scende nel centrodestra dopo il voto? Nessuno sale, qualcuno scende più di altri. E nel partito c'è chi teme la "balcanizzazione", o peggio una sparizione lenta assieme a quella del bipolarismo. Un segno di conflitto è certamente il fuoco amico che si è aperto su Chiodi e che ieri ha suggerito al capogruppo dell'Italia dei Valori Carlo Costantini di chiedere al governatore una smentita alle «voci provenienti dal Pdl» secondo le quali «Chiodi starebbe esercitando pressioni di ogni genere per assicurarsi un seggio in parlamento». Una via di fuga, dice Costantini, riferendo sempre voci del centrodestra «dalla sconfitta sicura che lo aspetterebbe alle prossime elezioni». Ma è un'ipotesi lunare che Chiodi lasci in anticipo la Regione. A meno che non chiuda il 2011 con la sanità in pareggio e la rete ospedaliera riconvertita e felicemente funzionante, e la ricostruzione pesante post-terremoto finalmente decollata e affidata nelle mani dei sindaci.