ROMA Pensione amara per i lavoratori che hanno versato contributi in diversi istituti. Dal primo luglio 2010, infatti, la ricongiunzione dei fondi all'Inps avviene solo a titolo oneroso e può costare decine di migliaia di euro arrivando, in casi limite, a superare i 300 mila euro. A riportare la questione d'attualità è una proposta di legge bipartisan che parte dai testi dei deputati Maria Luisa Gnecchi (Pd) e Giuliano Cazzola (Pdl) e dal tavolo annunciato dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi.
L'obiettivo è evitare il ripetersi di storie come quella di Guido Lotti che, dopo 40 anni di contributi, per poter accedere alla pensione deve pagare 294 mila euro, in base alle stime elaborate dall'Inps.
Tra i più colpiti ci sono i dipendenti del settore elettrico e telefonico. E la legge attuale potrebbe anche pregiudicare l'attuazione dell'accordo sugli esuberi a Telecom Italia che prevede la mobilità volontaria di 3.900 dipendenti fino a dicembre 2012.
Se passerà la nuova proposta Gnecchi-Cazzola non sarà più necessario trasferire i fondi da un istituto all'altro, «si sommeranno semplicemente gli anni di contributi presso le diverse gestioni e ogni gestore erogherà una parte della pensione in relazione ai contributi che ha ricevuto», spiega Gnecchi.