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Pescara, 14/04/2026
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05/06/2011
Corriere della Sera
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Verso i referendum del 12 e 13 giugno - Referendum, sfida sul quorum. I promotori: no ai partiti in campo. Soglia di validità ancora a rischio. L'idea di puntare su Gore, Benigni o Saviano |
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ROMA - «Io voto». Uno slogan senza sì e senza no. Due sole parole per esprimere un gesto decisivo, l'unico che potrebbe salvare i quattro quesiti. Perché il quorum è ad alto rischio, i sondaggi in mano ai partiti parlano di una cifra ancora inferiore al 50 per cento. Per questo i promotori corrono ai ripari. Con due strategie. La prima, far sparire come per magia i partiti dalla campagna e dalle manifestazioni, compresa quella romana di piazza del Popolo del 10 giugno, dove si spera in una marea gialla (il colore scelto). La seconda, una campagna «corpo a corpo» che punta a raggiungere un pubblico «nazionalpopolare», come lo chiama uno dei promotori, Gianfranco Mascia. Per questo si studia la lista degli ospiti: ci saranno volti noti della mobilitazione a sinistra, ci sarà un video di Al Gore e si tratta per nomi grossi (da Saviano a Benigni), ma non si disdegneranno cantanti popolari come Nathalie di X Factor e i Velvet.
Antonio Di Pietro lo dice con chiarezza: «Acqua, aria e legalità non sono né di destra né di centro né di sinistra». Tutti ormai sono d'accordo nel togliere la valenza di referendum pro o contro Berlusconi alle consultazioni. «Trasformare i referendum - spiega Di Pietro - in una specie di elezione politica camuffata non vorrebbe dire solo darsi la zappa sui piedi sarebbe anche una grandissima ingiustizia nei confronti di moltissimi cittadini e un tradimento dello spirito referendario».
E dissuaderebbe chi, invece, è tentato dal voto. Come la Lega. Che non si è espressa con una linea ufficiale, ma che vede molti esponenti schierati per il sì. Tanto che Ignazio Marino, del Pd, si dice sicuro che «il popolo leghista andrà a votare e voterà sì». Del resto lo stesso Umberto Bossi, qualche giorno fa, ha definito «attraenti» i quesiti sull'acqua. Lega a parte, si schiera per il sì a tre referendum (invitando a non ritirare la scheda del legittimo impedimento) anche la Destra di Francesco Storace. La nuova linea di convergenza con il popolo del centrodestra prevede piazze e manifestazioni senza loghi e bandiere di partito, come chiede Di Pietro. Indice di un qualche malumore con gli altri partiti, a cominciare dal Pd, accusati sotterraneamente di impegnarsi poco nella mobilitazione e di voler mettere il cappello sull'auspicato successo. Tensioni interne che non tolgono forza all'impegno sul campo. Il verde Angelo Bonelli è a Trapani: «Stiamo lavorando corpo a corpo, visto che non possiamo contare sulle tv: puntiamo sul web, ma anche e soprattutto sui gazebo e sui volantinaggi davanti alle parrocchie e nei metro».
Il «miracolo», come dice Bonelli, è dietro l'angolo. Ma il rischio del flop è ben presente a tutti. Per esempio, ci sono da verificare i tre milioni e mezzo di schede già date agli italiani all'estero. Voti espressi sul quesito sul nucleare modificato dalla Corte di cassazione. Di Pietro ha un timore: «Sono pronto a scommettere che il ministero dell'Interno farà il possibile per non conteggiare i voti degli italiani all'estero». Anche per questo lunedì l'ex pm sarà alla Corte di cassazione per un'azione «preventiva». Per incentivare la partecipazione di tutti, l'Idv si è inventato anche un escamotage: far votare i fuori sede eleggendoli rappresentanti dei partiti o dei comitati ai seggi dove vivono. C'è infine un pericolo procedurale: martedì la Corte costituzionale dovrà decidere sul ricorso di inammissibilità del quesito sul nucleare presentato dall'Avvocatura dello Stato e sull'istanza di rigetto presentata ieri dal Pd.
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