Il Pd: «Va rigettata l'istanza del governo sul nucleare»
ROMA - La Consulta deciderà martedì sul ricorso del governo, che punta a capovolgere la sentenza della Cassazione e a far dichiarare inammissibile il referendum sul nucleare. Ma, a riprova del carattere sempre più politico dello scontro referendario, nel dibattimento davanti alla Corte costituzionale il governo si troverà come controparte l'avvocato Gianluigi Pellegrino, in rappresentanza della segreteria e dei gruppi parlamentari del Pd. L'istanza del governo, nel merito, usa argomenti tipici di un conflitto di attribuzioni, sostenendo che la Cassazione non poteva prendere la decisione che ha preso. Mentre il Pd chiederà all'Alta Corte di confermare la consultazione referendaria, con ciò rafforzando la sua scelta di massimo impegno e mobilitazione nella campagna del 12 e 13 giugno.
Del resto, che la posta in gioco vada oltre i contenuti dei quesiti referendari e riguardi il destino stesso della legislatura, lo dimostrano anche i toni del confronto pubblico. E i messaggi lanciati dal fronte referendario, innanzitutto da Pd e Idv, per cercare di allargare la platea dei votanti oltre i confini degli elettori del centrosinistra. Il Pd è convinto, come sostiene Ignazio Marino, che il popolo leghista «andrà a votare e voterà sì»: una previsione confermata dal governatore Luca Zaia e dal sindaco di Varese Attilio Fontana, schierati per l'acqua pubblica secondo la posizione storica del Carroccio.
Il Pdl per ora è attestato sulla linea della libertà di coscienza, ma dai suoi messaggi non traspare alcuna propensione alla partecipazione al voto. I vertici della Lega ancora non si pronunciano benché il Senatur abbia definito in passato «interessanti» alcuni quesiti, come quello sull'acqua e soprattutto tra gli amministratori sembra farsi strada l'idea di annunciare pubblicamente l'intenzione di andare a votare. D'altra parte, ricorda il Pd, il Carroccio aveva «espresso più di una perplessità sulla legge Ronchi e ha votato la fiducia solo per disciplina». E, Lega a parte, si moltiplicano anche nella maggioranza le adesioni al referendum: la Destra, il movimento guidato da Francesco Storace, ha invitato ieri a votare 3 sì e a non ritirare la scheda sul legittimo impedimento.
In questi varchi si inseriscono comitati promotori e opposizioni per tentare di raggiungere il difficile quorum. Il leader Idv Antonio Di Pietro ripete che il referendum va de-ideologizzato con l'obiettivo di spingere al voto anche gli elettori del centrodestra. «Sarebbe sbagliatissimo dare colore politico alla campagna referendaria». Quindi niente bandiere di partito nè leader sul palco venerdì prossimo quando in varie città, tra le quali Roma, ci saranno le manifestazioni conclusive.
L'impressione dei promotori è che, anche se resta un obiettivo molto difficile, il quorum questa volta si può raggiungere. Il governatore pugliese Nichi Vendola sfodera ottimismo: «Sarà un plebiscito, quattro sì che seppelliranno l'ultima meschinità del governo Berlusconi. Hanno mentito consapevolmente e spudoratamente». Per il rush finale, oltre alla mobilitazione di piazza, si punta alla pubblicità televisiva dopo richiami e ultimatum dell'Agcom. Secondo le opposizioni, comunque, la Rai si starebbe adeguando con scarso entusiasmo alle indicazioni dell'Autority. «I telegiornali di maggiore ascolto - evidenzia Roberto Zaccaria, deputato Pd e coordinatore del gruppo di ascolto sul pluralismo dell'informazione - cominciano a dare qualche informazione sui quesiti ma è comunque Berlusconi a monopolizzare gran parte delle notizie relative al referendum, con la sua dichiarazione sull'inutilità del voto». Quindi, è l'invito del senatore Idv Pancho Pardi, meglio i vecchi metodi di propaganda, «auto-munendosi di adesivi, cartelli, bandierine da attaccare in macchina, in moto, in bici con scritte a favore del Sì».