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Pescara, 14/04/2026
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Data: 06/06/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Governo, vertice Pdl-Lega. Berlusconi cerca l'intesa. Il premier chiede di allargare i cordoni della borsa, Tremonti resiste

ROMA - Lo scontro tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti si profila duro, durissimo. A cominciare dall'ordine del giorno dell'incontro di oggi ad Arcore. «Un quick lunch durante il quale si discuterà di trasferimenti dei ministeri al Nord e di come preparare le elezioni anticipate del prossimo anno», fanno sapere i collaboratori vicini al ministro dell'Economia che quindi escludono temi come la manovra triennale e tanto meno che si parli di riduzione delle tasse. Di tutt'altro avviso è invece il Cavaliere che oggi avrà a pranzo una decina di commensali, leghisti compresi, sperando che lo aiutino a convincere il superministro che è tempo di allargare i cordoni della borsa, perché le partite Iva protestano, le famiglie riempiono i Mc Donald e non i ristoranti e che nemmeno Tafazzi voterebbe da solo una manovrona da 40 miliardi di euro a pochi mesi dalle elezioni.
Per supportare il presidente del Consiglio farà il suo debutto ad Arcore, come annunciato su queste colonne qualche giorno fa, il neosegretario del Pdl Angelino Alfano. Un posto a tavola in più che di certo farà innervosire il titolare di via XX Settembre. Il ministro della Giustizia è però uomo di mondo e dirà che è lì «per ascoltare» e quindi lascerà ad altri commensali il compito di assalire le già vuote casse pubbliche. Visti i risultati elettorali dei ballottaggi e le sconfitte raccolte in tutta la Lombardia e il Piemonte, anche Bossi stavolta non andrà per il sottile e per spingere ancor più i suoi ragionamenti porterà ad Arcore anche il figlio «trota», oltre ai ministri Calderoli e Maroni e al presidente del Piemonte Roberto Cota. Il trasferimento dei ministeri da Roma al Nord resta un chiodo fisso del Senatùr che intende riproporre oggi la richiesta di «tempi certi», a conferma che non si è trattato solo di un argomento da ballottaggi. Insieme al trasloco di un po' di burocrazia tra Milano e Torino, il leader della Lega chiede di accelerare sul federalismo e di inserire in un nuovo pacchetto provvedimenti a favore della piccola impresa.
Ovviamente il dibattito dovrebbe tenere conto dei paletti imposti da Bruxelles che attende per fine mese il varo della manovra che dovrebbe consentire all'Italia nel 2014 di riportare in pareggio il bilancio. Il condizionale è d'obbligo vista la tenacia con cui il Cavaliere contesta i dati di Bruxelles che a suo avviso non considerano la ricchezza delle famiglie italiane che è ben sopra la media europea. Visto il braccio di ferro in corso è quindi possibile che all'Ecofin del 20 giugno Tremonti sia costretto ad arrivare con le sole linee guida, anche per il periglioso intrecciarsi della verifica parlamentare che la maggioranza farà dopo i referendum in modo da ufficializzare l'arrivo del pattuglione «responsabile» il cui gruppo parlamentare potrebbe presto essere sfilato dalle sapienti mani di Sardelli per tornare in quelle di uno dei promotori: Silvano Moffa. L'ex An deve però nel frattempo fare i conti con l'attivismo del neosegretario del Pdl Alfano, che continua a chiamare esponenti di Futuro e Libertà (ieri l'altro è stata la volta di Benedetto Della Vedova).
Malgrado il pesantissimo pressing, Tremonti non sembra essere turbato nemmeno dai piani di riduzione fiscale che fioccano in questi giorni sui giornali che al tempo stesso lo indicano come possibile successore del Cavaliere. Una guerra di nervi durissima tra colui che sventola il rischio-Grecia e un premier che non piangerebbe troppo se il superministro si facesse da parte. Quirinale permettendo.


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