Tra le ipotesi l'aumento dell'Iva per finanziare i tagli alle tasse
ROMA. Dopo una settimana di fibrillazioni, ipotesi e tensioni, si avvicina l'ora della verità per Berlusconi ma anche e soprattutto per Bossi e la Lega. La batosta elettorale subìta domenica scorsa in tutto il Nord dal Pdl e dal Carroccio e la necessità di mettere a punto una manovra fiscale che sia in grado di dare un po' di ossigeno alle famiglie e alle imprese, hanno cambiato la prospettiva per l'immediato futuro. Il Cavaliere e il Senatùr dovranno decidere se fare un pezzo di strada ancora insieme, chi sarà il prossimo candidato premier e, soprattutto, se anticipare di un anno il voto previsto per il 2013. L'occasione per il chiarimento potrebbe essere offerta da un pranzo di lavoro con Tremonti che si dovrebbe tenere oggi ad Arcore. Il condizionale è d'obbligo perché l'appuntamento ieri non ha trovato conferme ufficiali. Al pranzo dovrebbe partecipare anche il neo segretario politico del Pdl, Angelino Alfano.
Dal faccia faccia tra Bossi e il Cavaliere si capirà quale strada sceglierà la Lega e quale sorte attende il governo. I nodi da sciogliere sono parecchi. Il 19 giugno sui pratoni di Pontida si terrà l'annuale raduno leghista e Bossi si vorrebbe presentare all'appuntamento con il via libera al trasferimento di uno o due ministeri al Nord. L'intesa sarebbe stata già raggiunta. Ma in ballo ci sono tante altre questioni: il possibile allargamento della maggioranza all'Udc (ma Casini chiede la testa del Cavaliere) e soprattutto la necessità di convincere Tremonti ad allargare almeno un po' i cordoni della borsa. Quel che è certo è che dopo il successo del centrosinistra, Bossi si trova ad un bivio: restare fedele al Cavaliere oppure accelerare la exit strategy dall'alleanza con il Pdl. Dopo la legnata dei ballottaggi, nella Lega potrebbe prevalere chi spinge per smarcarsi da Berlusconi, indurlo a un passo indietro, insediare un altro premier e creare un clima tale da permettere di concludere almeno il federalismo fiscale.
Ma non è detto che Bossi decida un'altra strada: continuare con i distinguo rispetto a Berlusconi (sorprendente è stato il giudizio positivo che il leaeder della Lega ha dato sul referendum contro la privatizzazione dell'acqua) fino a rendere insostenibile la situazione e necessario un altro governo. Per ora, si proverà ad anadare avanti. Partendo dalla convinzione che la svolta nel Pdl non può essere rappresentata solo dalla nomina di Alfano, Bossi chiede al governo di agire sulla leva del fisco e si aspetta dall'amico Tremonti un impegno maggiormente «politico». Sarà trovata una soluzione? Il ministero del Tesoro ha smentito l'accordo annunciato da Libero sulla sforbiciata ai circa 190 miliardi di agevolazioni fiscali per abbassare contestualmente Irpef ed Irap. Secondo i collaboratori di Tremonti, la notizia anunciata da Libero sarebbe «lievemente priva di fondamento economico e politico». Il percorso, insomma, non sarebbe stato ancora tracciato. Le parole magiche restano comunque Iva e agevolazioni. Per ridurre l'Irap fino a cancellarla (come previsto nel programma elettorale del Pdl) e tagliare le prime aliquote Irpef si punterebbe a recuperare risorse aumentando l'Iva (che dà un gettito di 400 miliardi l'anno). In questo modo la tassazione si sposterebbe dalle persone ai consumi. L'ipotesi è che l'aliquota ordinaria (20%) venga portata al 23% (il gettito sarebbe di «alcuni miliardi). Oggi si parlerà anche della manovra economica da 40 miliardi in tre anni che potrebbe essere presentata all'Ecofin del 20 giugno.