ROMA - A sei giorni dal voto cresce la tensione sulla chiamata alle urne per i quattro referendum di oltre 50 milioni di italiani in patria e all'estero. La partita si gioca tutta, più che sulle risposte ai singoli quesiti - due sull'acqua, uno sul legittimo impedimento e uno sul nucleare della cui ammissibilità dirà domani l'ultima parola la Corte costituzionale - sul raggiungimento del quorum collocato alla difficile quota di oltre 25 milioni di votanti effettivi. Al superamento di questa soglia contribuirà in misura notevole l'informazione televisiva e la polemica, da parte dei promotori della consultazione, si concentra, quindi, sullo spazio dedicato al tema da alcuni Tg, sia della Rai che di Mediaset. I partiti, naturalmente, si giocano una partita che vede una chiara discriminante: tutte le opposizioni, da un lato, hanno fatto un appello per l'affluenza alle urne, anche se su risposte differenzate da dare ai quattro quesiti, dall'altro, il Pdl ha ufficializzato la scelta di non dare indicazioni di voto, decisione che certamente non si tradurrà in una spinta alla partecipazione. Da parte sua, la Lega deciderà solo oggi, mentre di certo, per quanto riguarda il Carroccio, ci sono solo le parole di Umberto Bossi che, nei giorni scorsi, ha definito «allettanti» alcuni quesiti, almeno quelli sull'acqua.
Tra i più schierati a favore della partecipazione e del Sì sono Antonio Di Pietro, che per primo ha promosso il referendum, e il Pd. Pier Luigi Bersani ha promesso «il massimo impegno» del suo partito, e Walter Veltroni ha lanciato un appello per votare «quattro volte Sì». Ma, soprattutto, sottolinea l'ex sindaco di Roma, per andare alle urne, «quali che siano le scelte sui quesiti», allo scopo di «difendere un importante strumento di partecipazione e di decisione dei cittadini, sul quale troppe volte è stato mancato il quorum». Invitano al voto anche Fli e Udc. Il primo dividendosi tra una maggioranza favorevole ai Sì e Andrea Ronchi e Adolfo Urso che annunciano il loro quattro No. Per i centristi, Pier Ferdinando Casini scioglie gli ultimi dubbi: No ai due quesiti sull'acqua, Sì al legittimo impedimento, libertà di scelta sul nucleare. Schieratissime per i Sì tutte le forze minori della sinistra, che in una vittoria dei referendum vedono il modo «per sfiduciare dal basso e per sempre Berlusconi». Una visione, questa, a cui si oppone più di un esponente del Pdl, come la portavoce Anna Maria Bernini che invita a «rifiutare ogni uso strumentale e plebiscitario dei referendum al servizio dei calcoli miopi e antistorici dell'opposizione». «Guai a politicizzare un eccelso strumento di sovranità popolare» ammonisce il leader di Forza Sud, Gianfranco Miccichè. Ma un'inevitabile politicizzazione dei referendum sembra essere indotta da numerose iniziative nelle città e dal tam tam partito sulla rete. Si va dai concerti a cui sarà ammesso solo chi mostrerà la tessera elettorale timbrata, agli sconti in ristoranti ed esercizi commerciali per chi avrà contribuito a raggiungere il quorum. Intanto, è polemica aperta di diversi esponenti delle opposizioni con alcune testate tv - come Tg1, Tg2 e Tg4 - accusati, in particolare dal pd Roberto Zaccaria, di «aver ignorato i temi referendari nelle loro principali edizioni. Solo i Tg - osserva l'ex presidente Rai - posson