Annunciata un'altra mobilitazione stavolta di 24 ore
PESCARA. «No alla desertificazione delle ferrovie abruzzesi»: con questa motivazione sono ieri scesi in sciopero per otto ore i ferrovieri del trasporto locale abruzzese. L'adesione, secondo le stime sindacali, è stata del 90 per cento. Disagi soprattuto per i pendolari.
«La percentuale di adesione ha toccato livelli mai riscontrati prima grazie alla scelta messa in atto da una intera categoria, tesa a far sentire più forte un grido di allarme ancora inascoltato», è la protesta che ha accompagnato lo sciopero indetto dalle segreterie regionali Filt Cgil, Fit Cisl, UilTrasporti Ugl-Trasporti Fast-Ferrovie.
I ferrovieri sono contro la politica del «saccheggio di posti di lavoro messa in pratica da anni, attuata con la scelta di non assumere personale in barba alle necessità dettate dai pensionamenti e dal turn over» e contro la scelta di portare in altre regioni una produzione pagata con i soldi degli abruzzesi. Secondo i sindacati «mentre i lavoratori fanno la loro parte emerge in maniera evidente l'assoluto disinteresse di chi deve rispondere di responsabilità politiche, istituzionali e sociali». E denunciano il silenzio sulle 30 carenze oggi certificate, e «la sempre più concreta possibilità» che il lavoro venga trasferito in altre regioni. «Abbiamo deciso di rialzare la testa, nel segno di quel senso di solidarietà e responsabilità che ci ha sempre contraddistinti», dicono, «nella consapevolezza che una forma di protesta come quella dell'astensione dal lavoro produce comunque disagi alla collettività, non vi è però altro modo per sottolineare quella che è una problematica che riguarda tutta la società, in particolare il futuro dei giovani che soffrono sempre più della mancanza di lavoro». E sull'onda di queste motivazioni i ferrovieri annunciano che «in assenza di adeguate risposte» ci sarà un secondo sciopero, stavolta di 24 ore.