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Pescara, 14/04/2026
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Data: 07/06/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Chiodi: «In pareggio il bilancio 2010. Stop ai primari scelti dalla politica» Il commissario annuncia un nuovo traguardo, in attesa della legge salva-decreti

PESCARA - Altro che meno sette, il segno meno scomparirà. Il bilancio della sanità 2010 chiude in pareggio, è un punto d'orgoglio per Gianni Chiodi, un risultato inaspettato che accorcia la strada per l'autonomia, che abbassa l'angolo di inclinazione della salita, che avvicina sempre più l'Abruzzo al risanamento del bilancio. Dice proprio così il presidente: «Sono bravo».
Bravo e con la coscienza a posto? Il punto interrogativo al governatore-commissario non piace per niente: «Certo che ho la coscienza a posto», e nonostante giudici e sentenze stabiliscano il contrario, Chiodi è convinto di quel che fa, «anzi, ho una doppia convinzione, che quello che ho fatto sia giusto e indispensabile». La prova? Il governo voleva ridurre l'Abruzzo a nove ospedali, lui li ha difesi e ne ha lasciati 16. Peccato per le sentenze del Tar, però. Adesso, incassato il pareggio 2010 che cancella definitivamente l'etichetta di regione canaglia dalla fronte dell'Abruzzo, Chiodi aspetta dal governo la legge che risolverà definitivamente il conflitto aperto dal Tar. Un'iniziativa salva-commissario: «Io sono ostaggio di un conflitto di interpretazione che rischia di vanificare tutta l'opera di risanamento portata avanti fino ad oggi, che rallenta la mia attività di commissario e rischia di costarci oneri maggiori per 15 milioni di euro per il 2010 e per 23 milioni nel 2011». E adesso il governo, annuncia il commissario, da una parte impugnerà davanti al Consiglio di Stato le sentenze del Tar e dall'altra potrebbe decidere di abrogare le leggi in contrasto con i decreti commissariali.
Il pareggio 2010 non si traduce però automaticamente in sonni tranquilli, proprio no: «Per la fine del commissariamento occorre che si realizzino due condizioni: la fine dell'indebitamento con equilibrio annuale e i livelli essenziali di assistenza». L'anno strategico sarà il 2011, perchè con la mobilità passiva in costante aumento, il bilancio si aggraverà sempre più. «La partita ce la giochiamo nel 2011, e a quel punto non c'è santo che tenga, il commissariamento finirà». La mobilità passiva potrà essere compensata, secondo il commissario, alzando i tetti della mobilità extraregionale per le cliniche, aggiustamento che farà sentire i suoi effetti economici a distanza di due anni. A quel punto la tendenziale negativa si invertirà. «Non è giusto che mi si accusi di tagliare la sanità, se questo fosse vero i bilanci dovrebbero avere minori costi, e invece io ho speso cento milioni in più rispetto al 2004. E' vero che dopo la politica del rigore io dovrò trovare le risorse per investire in macchinari e tecnologie per rilanciare l'appeal della nostra sanità ed evitare la fuga dei pazienti». Magari assumendo personale di qualità, primari bravi, che non siano nipoti dell'assessore o cugini del consigliere. «Posso dare soltanto una garanzia ai cittadini: non intendo gestire in modo politico la sanità. Ho nominato i manager e da loro mi aspetto che facciano le scelte giuste. Non gioco con la pelle della gente».
E ieri si è svolta la gara per l'acquisto di 350 milioni di euro di farmaci. «Non c'è ancora il centro unico di acquisto ma almeno un comitato di manager sì. Le resistenze incontrate sono state fortissime, come per l'informatizzazione del servizio di prenotazione. L'ho detto ai tecnici: se entro l'anno non verrà realizzato il centro unico di prenotazione e il programma per pagare il ticket dal telefono, io sposterò la competenza nelle mani della Regione».
Chiodi il decisionista, forte dei successi che però qualche collega di partito non gli riconosce (l'ultimo ad attaccarlo è stato Fabrizio di Stefano), è uno dei governatori che spinge per l'approvazione del disegno di legge sul fallimento politico: «Il governatore che porta al dissesto le finanze regionali non potrà ricandidarsi per dieci anni. Io con questa norma sarò in regola. E quindi potrei ricandidarmi. Se solo lo volessi».

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