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Data: 07/06/2011
Testata giornalistica: Il fatto quotidiano
Referendum, quattro sì per voltare pagina. Prima parte: le schede sull'acqua e sui servizi pubblici locali di rilevanza economica di Marco Travaglio

Domenica 12 e lunedì 13 giugno andremo a votare, almeno io andrò a votare, spero lo facciate tutti voi e portiate gente possibile a votare indipendentemente dal cosa poi si voterà, per 4 referendum, per dire sì o no a 4 quesiti che propongono di abolire 4 leggi. 4 norme: la prima lo sappiamo, riguarda il legittimo impedimento, la seconda riguarda il nucleare, la terza e la quarta riguardano la privatizzazione della gestione dei servizi idrici, dell'acqua, si sa poco o nulla di questi referendum se non in generale, se non che si terranno sul dettaglio, il colore delle schede, cosa prevedono i vari quesiti, cosa succede se vince il sì, cosa succede se vince il no, cosa succede se non si raggiunge il quorum, mistero, allora cerchiamo di fare chiarezza in termini molto semplici, spero, senza entrare nei tecnicismi, ma dando un'informazione completa di quello che ci aspetta domenica e lunedì fino alle 15 quando entreremo nel seggio e nella cabina elettorale con 4 schede in mano.

Sì all'acqua pubblica La prima e la seconda scheda di cui vi voglio parlare, sono quelle che riguardano l'acqua, una è di colore rosso, l'altra è di colore giallo.
Quella di colore rosso porterà scritta una frase ostrogota nella quale si dice "Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica" il quesito punta a abrogare l'Art. 23 bis del Decreto Legge 25 giugno 2008 N. 112 che è il cosiddetto Decreto Ronchi, in cui si parla di disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, competitività e la stabilizzazione della finanza pubblica, la perequazione tributaria che è stato poi modificato più volte nel 2009, la parola acqua in questa scheda rossa non compare mai, neanche i suoi derivati tipo idrici, idrico, eppure si parla di acqua, scheda rossa, cosa siamo chiamati a decidere? Se abrogare questa norma che prevede l'obbligatorietà della gestione privata dei servizi idrici almeno per quanto riguarda il pacchetto di maggioranza delle società che li gestiscono, il decreto è più ampio perché riguarda tutti i servizi pubblici di rilevanza economica e si stabilisce per decisione di questo governo che debbano essere i privati a avere la maggioranza nelle società che gestiscono acquedotti e affini, il pubblico può partecipare ma in minoranza, quindi la regola è che la maggioranza la debbono sempre avere dei soggetti con finalità ovviamente di lucro, profitto dei privati, o con società completamente private o con società miste pubblico - private dove però il pubblico è minoritario, quindi naturalmente si fanno le gare, si stabilisce che almeno il 40% di queste società vada a capitale privato, quindi multinazionali, finanziarie, fondi etc.. Le società quindi attualmente a totale capitale pubblico che gestiscono moltissimi acquedotti comunali etc., dovranno cessare improrogabilmente dalla loro attività entro il dicembre di quest'anno, oppure potranno continuare a gestire servizi idrici, soltanto se si trasformeranno in società miste con un capitale privato di almeno il 40%, chi vota sì cancella questa norma e cioè consente che possano continuare a essere delle società a capitale interamente pubblico o a maggioranza di capitale pubblico a gestire i servizi che ci portano l'acqua in casa e che trasportano l'acqua dalle fonti, dalle sorgenti a noi consumatori, cittadini che la dobbiamo bere, che la dobbiamo usare per le nostre esigenze personali, quindi sì vuole dire no alla privatizzazione obbligatoria dei servizi idrici, dire no invece significa confermare il Decreto Ronchi, sì all'abrogazione del Decreto Ronchi che stabilisce l'obbligatorietà di società private a gestire l'acqua, quindi non è l'acqua in sé che viene privatizzata, sono i servizi che ce la portano e naturalmente questo a cosa va incontro? Va incontro intanto al problema delle tariffe, quanto costa l'acqua? L'acqua ovviamente essendo un bene naturale dovrebbe essere di tutti perché costa? Costa sulla nostra bolletta, costa quando viene imbottigliata etc., perché c'è qualcuno che la prende e la tratta, che la porta o la imbottiglia, ci aggiunge del suo e questo è inevitabile, il costo dell'acqua è inevitabile, il problema è quanto costa l'acqua e chi decide quanto costa l'acqua? Ora come ora, almeno là dove il servizio è ancora gestito dal servizio pubblico, cioè dai comuni e dalle società pubbliche a maggioranza di capitale pubblico, c'è un controllo democratico, perché? Perché noi eleggiamo i sindaci, i Consiglieri comunali che esprimono, le giunte comunali e che a loro volta poi decidono la gestione del servizio idrico e quindi se non ci piace come lo gestiscono li possiamo bocciare e mandare a gestirlo degli altri la volta successiva. Quindi diciamo che il servizio è in qualche modo collegato al potere del popolo, alla democratica, nel caso in cui dovesse non farsi il quorum o dovesse passare il no, ma il no è praticamente impossibile che passi, il rischio è che non passi il quorum, resterebbe per un bel po' di anni questa norma che ha fatto questo governo, secondo cui la gestione, il servizio dell'acqua non sarebbe controllabile dai cittadini perché sarebbe affidata a privati che naturalmente ci fanno i loro affari con l'acqua, questo è il tema di cui si parla nel primo quesito, naturalmente i sostenitori del no che non avendo la possibilità di far vincere il no stanno facendo campagna perché la gente vada al mare, sempre che trovi poi qualche spiaggia dove andarci, perché sapete che stanno tentando di privatizzare, anche se è un termine un po' generico, le spiagge per 99 anni, vogliono che l'acqua sia gestita dai privati perché sostengono che i privati sono più efficienti del pubblico, e effettivamente noi sappiamo che i pubblici poteri non brillano per efficienza, i servizi pubblici spesso sono mal gestiti da gente incompetente, messa lì dai politici per ragioni clientelari e che quindi abbiamo molti acquedotti intorno ai quali nascono casi di corruzione, truffe, interessi mafiosi che si attaccano alle reti pubbliche, ci sono sabotaggi delle reti pubbliche, il caso della Sicilia dove l'acqua si disperde in mille rivoli, gli acquedotti sono dei colabrodo o addirittura non esistono e si devono portare le taniche di acque in certi comuni, parlano da sé, lo sappiamo, pubblico in Italia non è sinonimo di efficienza sempre, ma neanche privato è sinonimo di efficienza sempre, anzi se l'acqua viene sottoposta esclusivamente a regole di mercato e se l'unico scopo di chi eroga questo servizio è quello di farci dei soldi, intanto c'è da dubitare che si possano fare soldi su un bene comune come l'acqua, a che titolo uno fa soldi su un bene comune come l'acqua? E soprattutto c'è da dubitare che avrà come principale scopo quello di migliorare il servizio, spesso per migliorare il servizio bisogna fare dei grossi investimenti, bisogna spendere molti soldi e se spendi molti soldi ne guadagni di meno e quindi di solito l'imprenditoria, almeno all'italiana, ma non soltanto all'italiana lesina gli investimenti e quindi penalizza il servizio e tutto ciò lo fa al riparo dal controllo dei cittadini che invece possono andare a punire o a premiare quei comuni, quelle amministrazioni virtuose che invece magari danno un buon servizio per quanto riguarda l'erogazione dell'acqua, quindi ci sono questioni di principio e questioni anche di soldi, è un dato di fatto che in quasi tutti i paesi del mondo e in quasi tutti i comuni d'Italia dove l'acqua è passata dal controllo maggiormente pubblico al controllo maggioritaria mente privato, le bollette e le tariffe sono aumentate, perché? Perché naturalmente il privato ci deve guadagnare, mentre invece il servizio pubblico dovrebbe garantire soltanto la buona salute della società che eroga questi servizi, ma non naturalmente l'ingrassamento della società a spese dei cittadini consumatori e soprattutto a spese del servizio e degli investimenti necessari per renderlo migliore, quindi chi dice sì al referendum non è che vuole mantenere i carrozzoni pubblici, vuole che il servizio pubblico sia più efficiente e vuole che i cittadini mantengano il controllo su chi decide, chi gestisce l'acqua, cioè un bene comune.
Spiega il Prof. Riccardo Petrella del gruppo di Lisbona del Comitato istituzionale per il contratto mondiale dell'acqua, uno dei massimi esperti e dei promotori di questo referendum che l'acqua intanto è un bene comune come l'aria, l'educazione, la salute e aggiungo io l'energia e poi aggiunge che nel primo referendum si dice con chiarezza, votando sì, che non si può accettare l'obbligatorietà del soggetto privato come unico e solo gestore titolare del servizio idrico, è vero che l'esperienza delle municipalizzate a capitale pubblico è molto negativa, ma questo non vuole dire che lo Stato debba abdicare i propri compiti, lo Stato deve tornare a fare lo Stato e deve essere pubblico in quanto deve essere nell'interesse dei cittadini e deve poter essere controllato dai cittadini.
Nell'Art. 23 del Decreto Ronchi è scritto in maniera esplicita che lo Stato italiano non è abilitato a gestire il servizio unico e questo dice il Prof. Petrella è un vero e proprio rigetto dello Stato, un'assurdità lo Stato che nega sé stesso! Cosa succede se vincono i sì, potremo avere ancora l'acqua a gestione pubblica, decidendo semplicemente di eleggere in comune persone che sostengono la gestione pubblica, mentre se vince il no o non passa il quorum, avremo dappertutto obbligatoriamente i privati che la fanno da padroni nella gestione del servizio idrico, scheda rossa, primo quesito sull'acqua.
Passiamo al secondo quesito sull'acqua che è la scheda gialla, lì si parla di "Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito" e qui almeno idrico c'è, quindi si capisce che si parla di acqua nella scheda gialla, il quesito dice: volete voi che sia abrogato il comma 1 dell'Art. 154, tariffa del servizio idrico integrato del Decreto Legislativo N. 152 del 3 aprile 2006 norme in materia ambientale limitatamente alla seguente parte: dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito? Tutto ciò cosa significa in italiano? Significa che nel Codice dell'ambiente all'Art. 154, Decreto Legislativo 2006, al comma 1 quello che si vorrebbe abrogare è stabilito come devono essere calcolate le tariffe che noi cittadini paghiamo sulla bolletta per il servizio idrico, si dice che le tariffe devono obbligatoriamente tenere conto dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito, quindi cosa dicono i promotori di questo secondo referendum? Che la norma che si vuole abrogare, quella che consente ai gestori di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% per remunerare il capitale investito senza alcun collegamento a qualunque logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio, non obbliga chi gestisce il servizio a fare degli investimenti per migliorare il servizio, dice che la tariffa anche se non fanno investimenti e se lasciano il colabrodo che c'è, deve garantire il 7% di utile a chi gestisce il servizio per ricompensarlo del capitale che ha investito nel costituire questa società o nel comprarsi naturalmente la gestione del servizio medesimo e quindi cancellando questa norma assurda si elimina questo cavallo di Troia che apre la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici, perché i privati naturalmente accettano di entrare in questo servizio se hanno la garanzia di un profitto, di un utile, questo profitto gli viene assicurato addirittura obbligatoriamente per legge e quindi ci si fiondano ovviamente sull'acqua, se invece dovessero andarsi a guadagnare con il loro sudore o con i loro investimenti un profitto collegato con il lavoro che ci mettono per migliorare il servizio, magari alcuni di loro non ci si butterebbero in questo servizio, perché? Perché rischierebbero magari di non farli gli utili se non sono bravi o se hanno troppo da investire rispetto a quello che hanno da guadagnare, invece qui gli si garantisce il 7%, capito? Dice il Prof. Petrella: la nostra legge, è vero che il gestore privato deve avere una logica di profitto, è ovvio che i privati fanno impresa per guadagnarci, mica per perderci, ma la legge parla di stabilire una tariffa che prevede obbligatoriamente almeno il 7% di profitto per il privato, senza prevedere alcun obbligo di investimento, in nessuno dei paesi del mondo che consentono di dare ai privati la gestione dei servizi idrici, è prevista l'obbligatorietà del profitto, perché? Perché è come al solito il libro mercato all'italiana, dove non rischi nulla e dove guadagni a prescindere, ovviamente sulle spalle dei cittadini e del servizio, cioè dell'acqua, cancellando questa norma se ci saranno partecipazioni di privati alla gestione del servizio idrico, questi il profitto se lo dovranno andare a guadagnare in proporzione alle migliorie che porteranno a questo servizio e non perché la legge gli garantisce un minimo profitto che è semplicemente slacciato da qualunque regola di mercato e che è semplicemente il chip che noi mettiamo sul tavolo e che il privato arriva e se lo porta via, senza neanche giocare la partita, anzi neanche rischiare del proprio, questo è il secondo e ultimo quesito che riguarda il tema acqua, scheda gialla no al profitto garantito obbligatorio! Naturalmente si potrebbero dire molte altre cose sul tema dell'acqua, ne sapete meglio molti di voi che non io, l'importante è conoscere il contenuto delle varie schede, le prime due allora ricapitolando e cioè quella rossa e quella gialla, cancellano queste norme che si sono stratificate sotto l'ultimo governo Berlusconi nel 2006/2008/2009 per dare in mano ai gestori privati i servizi idrici.

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