Iscriviti OnLine
 

Pescara, 14/04/2026
Visitatore n. 753.126



Data: 07/06/2011
Testata giornalistica: Il Secolo XIX
Amt, ancora rottura: domani sciopero L'azienda: «Richieste da approfondire». Il sindacato: «Ora servono soltanto risposte»

LO SCONTRO Moltissime le richieste dei lavoratori, ma lo scoglio sono i premi di produzione L'ULTIMO lumicino di speranza si è consumato e spento. Ieri sera, consumato sull'altare dell'ennesima inutile, estenuante trattativa tra sindacati ed azienda. Domani tutti in auto o in moto, a sfidare il traffico, bloccato come sempre, quando di mezzo c'è uno sciopero. I lavoratori di Amt incrociano le braccia e di bus, fatte salve le fasce garantite, non ci sarà l'ombra. Una giornata che è l'ultima tappa di un'interminabile via crucis, iniziata ormai nella lontanissima estate del 2009, che il socio-Comune e l'azienda non sono ancora riusciti a interrompere. Proteste selvagge, cortei, confronti. Da quando l'allora socio privato Transdev presentò la bozza di piano industriale, scatenando la rivolta dei sindacati, la musica non è mai cambiata. Nemmeno dopo il subentro nelle quote di Ratp, società che ha ereditato il 41 per cento di Amt invero dopo la mazzata - quasi mortale inferta alle casse dell'azienda dalla Finanziaria. Abbastanza per non pensarci su due volte e preparare le valigie. La decisione è presa da tempo, gli ultimi dettagli (tecnici) dell'addio dei francesi sono pronti. «Questione di qualche giorno», dice il vice sindaco, Paolo Pissarello. Questione soprattutto di soldi, quelli che Ratp sta pretendendo, fino all'ultimo centesimo, in base al contratto che, nel 2006, portò i privati in Amt e ai "patti parasociali", il complesso di regole che tengono assieme socio privato e pubblico. «Sindacati, azienda. Ci deve essere un obiettivo comune - la considerazione, a riunione in corso, del vice sindaco, Paolo Pissarello - quello del trasporto pubblico. Bisogna essere disposti, tutti, a fare dei sacrifici». Nelle sale di via Montaldo, a partire dalle sei, è suonata un'altra musica. L'ultimo sciopero, quello di domani, sui tabelloni luminosi sparsi per grande parte delle fermate dei bus, era dato per scontato da giorni. E forse era davvero lo stop che non si poteva evitare, almeno a giudicare dall'andamento della riunione. Posizioni congelate, ripetizione - quasi ossessiva - delle richieste, e, dall'altro lato, quello dell'azienda, rappresentata dal vice direttore generale Stefano Pesci, una tattica che più attendista non si può. «Continuiamo a parlare delle stesse cose - sottolinea Giuseppe Mazza, segretario Fit Cisl e l'azienda replica che sui punti sono necessari degli approfondimenti. Però è passato tanto, troppo tempo, ora servono risposte». Sul piatto, in parallelo all'accordo sul pensionamento di 220 persone, i sindacati hanno messo tutto quello che potevano mettere: 23 punti, tra cui figurano dalla stabilizzazione dei precari, al riassorbimento del personale Ami, fino alla richiesta di un nuovo accordo per i premi di produzione, che renda il «modello premiale» (il cosiddetto "Pqr") - si legge nella bozza -«trasparente ed esigibile». Proprio questo appare come uno dei nodi più delicati. Perché i premi valgono parecchi soldi. «Il quadro economico deve essere sostenibile aggiunge Pissarello - ogni piccola modifica fatta oggi rischia di avere ricadute pesantissime domani». In questo quadro a poco, per spostare gli equilibri, è servito il passo dei dirigenti dell'Amt. Tutti e 13 hanno appena sottoscritto un impegno a rinunciare alla parte premiale dei propri stipendi, che equivale, in media, a circa quindicimila euro a testa. Una "manovrina" da quasi 200 mila euro, mentre sono circa 3 i milioni richiesti per assecondare le richieste dei sculli@ilsecoloxix.it © RIPRODUZIONE RISERVATA sindacati. Il modo, hanno spiegato, «per tutelare i duemila e duecento lavoratori che restano in servizio». Dopo il buco nell'acqua di ieri, i sindacati hanno intenzione di chiedere un incontro al sindaco Marta Vincenzi per sapere se ci sono le condizioni per sbloccare la situazione. L'attuale management, guidato dal presidente Ermanno Martinetto, formalmente ha pieni poteri. In realtà, firmare un'intesa di tale portata, quando lunedì si riunirà l'assemblea dei soci e Amt avrà un nuovo consiglio di amministrazione (con Martinetto confermato al vertice), è uno dei motivi delle esasperanti lentezze di una trattiva che, secondo i pre-accordi siglati in Regione, avrebbe dovuto definirsi entro il 20 maggio. Invece si fanno i conti con un'emorragia continua: di denaro, quello che Amt perde con l'inerzia, e pazienza, quella dei genovesi, ormai esaurita e diventata muta rassegnazione.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it