Piacenza - Un settore decisivo per la mobilità e la vita quotidiana dei cittadini vive la svolta di un'aggregazione interprovinciale: Act (Reggio Emilia), Atcm (Modena) e Tempi (Piacenza), daranno vita nel 2012 a Seta: la nuova società avrà circa 1100 dipendenti, 900 bus e un valore della produzione di quasi 90 milioni di euro. Sono molti però gli aspetti che attendono di essere chiariti per permettere al sindacato di categoria, e alla Cisl di Piacenza, di esprimere la propria valutazione su questa importante operazione. «Il 31 maggio scorso si è svolto a Reggio Emilia un incontro tra le società dei trasporti prossime alla fusione e le organizzazioni sindacali per la presentazione delle linee generali relative al prossimo piano industriale di Seta - ricorda Antonio Colosimo, segretario Fit Cisl di Piacenza - in quella occasione, ci è stata fornita un' illustrazione che non ci consente ancora una valutazione compiuta. Tanti sono i problemi ancora aperti su cui ci interroghiamo. Per esempio, dato che è evidente la necessità di cospicui investimenti, vorremmo conoscere di quale entità sarà l'impegno richiesto al Comune di Piacenza e alla Provincia, che si dice entreranno in Seta con il 15 per cento». Perché alcune spese, secondo il sindacato, sono senza dubbio urgenti. «La vetustà del parco automezzi circolante è nota - spiega Colosimo - quella piacentina è attestata intorno agli 11 anni. Nella riunione di Reggio Emilia si è prospettato per Piacenza l'acquisto di 18 pullman per tre anni, cioè 6 all'anno: il che significa, deduce il sindacalista, che il parco automezzi circolante è destinato a diventare sempre più vecchio e sempre più inquinante. Come regolare questo problema? ». Le lacune informative che il sindacato chiede vengano colmate, non sono limitate al reperimento delle risorse finanziarie: in Cisl ci si interroga sugli effettivi vantaggi derivanti dalla fusione, su quali benefici la cittadinanza piacentina potrà conseguire e sulla qualità dei servizio futuro. «Ci chiediamo - specifica Antonio Colosimo - quali siano concretamente le economie e le sinergie che si possono ottenere, al di là di aspetti teoricamente positivi, quali saranno i vantaggi che Seta consentirà di conseguire? Possiamo pensare a un risparmio derivante da acquisti comuni ma certamente non c'è bisogno di una fusione tra aziende per godere dei vantaggi che una centrale acquisti, di per sè, è già in grado di garantire. Occorre di più per convincerci della bontà di questa iniziativa: tra l'altro per Piacenza non vale quella contiguità di territori che invece Reggio e Modena possono sfruttare per ottenere una razionalizzazione del servizio di trasporto pubblico, mancandoci il territorio contiguo di Parma, la cui azienda di trasporto per ora ha deciso di non aderire a Seta: così, per noi, è tutto meno chiaro». E gli interrogativi, in un' ottica di sistema, non si fermano qui. «Quale sarà la capacità di governance che rimarrà a Piacenza rispetto alla gestione del trasporto pubblico nel piacentino e in che misura i sindaci del nostro territorio potranno far presente a Seta le esigenze della loro popolazione con una partecipazione del 15 per cento? ». Perplessità che perdurano. «Alla riunione di Reggio Emilia è stato ripetuto più volte in modo apodittico che Seta deve produrre più entrate, trasportare più persone, facendo meno chilometri. Molto bene, ma come sarà possibile? ». Il sindacato non nasconde invece il proprio apprezzamento su alcuni aspetti non marginali, anche se i punti di domanda non mancano neppure in questo caso. «Le aziende di trasporto hanno più volte ribadito il totale mantenimento dell'attuale organico precisando però che qualche lavoratore dovrà cambiare le proprie funzioni. Come? E quale sarà il destino dei lavoratori delle società sub affidatarie oggi impiegati sui 150mila chilometri che verranno reinternalizzati nel territorio piacentino. Ci aspettiamo che sia il tavolo sindacale a definirlo. E ancora cosa comporterà per i lavoratori di Piacenza l'omogenizzazione dei contratti di lavoro con le altre realtà aziendali? A questi quesiti aperti a tutt'oggi manca una risposta e ci attendiamo di ottenerla, prima di poter esprimere un giudizio, sia da parte degli enti proprietari che dal confronto vero sul piano industriale. Peraltro pensiamo la nascita di Seta sia un'occasione ottimale per attuare un nuovo modello di relazioni industriali, basato sulla partecipazione dei lavoratori, magari con la presenza delle loro rappresentanze nel Consiglio di Sorveglianza». Comunque, promette Antonio Colosimo, è chiaro che l'attenzione sarà per la tutela dei lavoratori di Tempi come in passato».