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Data: 08/06/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Stop al federalismo delle strade, il governo boccia legge della Lega su Anas e pedaggi

ROMA - Non sarà spacchettata in tante piccole Anas regionali, l'azienda nazionale per le strade e che doveva essere suddivisa, secondo la Lega, in aziende regionali con capitali assegnati in base al numero di auto immatricolate (per favore il Nord), e l'introduzione di pedaggi su tratti autostradali come la Salerno-Reggio Calabria o il Grande raccordo anulare di Roma. Lo stop arriva dal Governo, attraverso il ministro Altero Matteoli, che ha bocciato la proposta di legge della Lega Nord che prevede la regionalizzazione del capitale dell'Anas e il pedaggio su alcune tratte. La bocciatura è arrivata con una nota ufficiale in commissione Ambiente della Camera che sta per votare il testo a prima firma del Capogruppo del Carroccio Marco Reguzzoni.

La proposta di legge prevedeva il trasferimento della titolarità delle azioni dell'Anas dal Ministero dell'economia alle Regioni, secondo un criterio di ripartizione basato sul numero delle auto immatricolate e non dei chilometri di strade gestite. Di fatto alle Regioni del Nord sarebbero state trasferite quote maggiori di capitale. Ad esempio alla Lombardia il 19,18%, alla Sicilia il 5,32% e alla Campania il 4,87%.

In secondo luogo il testo Reguzzoni stabilisce che l'Anas costituisca delle ulteriori società sub-concessionarie, a cui possono partecipare anche i privati, a cui affidare la gestione delle strade o delle autostrade assoggettabili a pedaggio reale o figurativo (il cosiddetto shadow toll).
La nota inviata dal Ministero delle infrastrutture esprime innanzi tutto una «riserva di carattere generale» alla proposta di legge, dopo di che elenca i motivi della contrarietà.

La prima «osservazione» di Matteoli è che c'è tuttora «la necessità di mantenere in seno allo Stato le competenze riferite alla gestione della rete viaria che, per caratteristiche e funzionalità, non può essere devoluta ad una società strutturata su base regionale con composizione azionaria ripartita per regioni, portatrici di interessi che si sviluppano in ambiti territoriali definiti». Poi c'è «l'esigenza di assicurare una attività omogenee in materia di viabilità, avendo riguardo agli interessi della collettività nazionale» anche perchè «il trasferimento delle scelte operative di gestione della rete nazionale da parte di una società strutturata su base regionale potrebbe non comportare una adeguata ed uniforme gestione delle tratte stradali ricadenti nei diversi ambiti territoriali».
La legge, infine, non sarebbe «coerente», con quella parte del federalismo fiscale che riguarda le «misure di rimozione degli squilibri», anche infrastrutturali, e il cui decreto attuativo è stato approvato appena due settimane fa in Parlamento.

La nota va oltre e contesta il «criterio di ripartizione per quote basato sul numero delle immatricolazioni dei veicoli» che «non sembra possa ritenersi appropriato» in quanto «non è di per sè indicativo dell'attività di gestione delle infrastrutture stradali e sarebbe naturalmente fonte di sperequazione». Semmai andrebbe considerato il numero di chilometri di strade presenti in ciascuna regione.

Iannuzzi (Pd): maggioranza in stato confusionale. «È una vicenda sconcertante che denota l'irresponsabile stato confusione della maggioranza che non ha coraggio di discutere e affrontare i nodi alla luce del sole». Così Tino Iannuzzi (Pd), componente della commissione Ambiente della Camera, commenta la bocciatura da parte del governo del Ddl della Lega nord che regionalizza il capitale dell'Anas.

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