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Data: 08/06/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
La Ue chiede all'Italia di ridurre deficit e debito. Pensioni delle donne nel mirino

La Commissione europea sollecita misure per stimolare la crescita. Conti a posto fino al 2012 ma niente margini per il calo delle tasse

BRUXELLES - Ogni euro in più che entra nelle casse italiane deve essere destinato alla riduzione del deficit e del debito. Perché «nonostante la politica di bilancio opportunamente prudente seguita durante la crisi», il piano di consolidamento dei conti pubblici dell'Italia per il 2011-2014 va rispettato in modo ligio, ma è «credibile solo fino al 2012, mentre dovrebbe essere sostenuto da misure concrete» anche per gli anni seguenti, «in modo da mettere l'elevatissimo debito del governo su un percorso di discesa». Misure che devono essere presentate entro ottobre. E' quanto ha suggerito la Commissione europea all'Italia nella pagella pubblicata ieri sui programmi economici e fiscali presentati nelle settimane scorse a Bruxelles dai Ventisette, come previsto dalle nuove regole sulla governance economica Ue, volte a cercare di rendere più omogenee e meno diseguali le politiche dei vari paesi.
Chiedendo in particolare di tenere sotto il controllo più rigoroso possibile la spesa pubblica, introducendo «tetti vincolanti alla spesa e un miglioramento del monitoraggio sulle amministrazioni», come dichiarato dal commissario per gli Affari economici Olli Rehn. Nel documento, la Commissione mette in evidenza come l'Italia fosse affetta da «debolezze strutturali» già molto prima della crisi e invita il paese ad affrontare il problema una volta per tutte. Con il rigore, ma anche con le riforme necessarie per «aumentare la crescita». Per la Commissione, «visto l'alto livello del debito, che nel 2011 arriverà a un livello pari a circa il 120% del Pil, il perseguimento di un consolidamento duraturo e credibile dei conti e l'adozione di misure strutturali per rilanciare la crescita sono le priorità chiave per l'Italia». Il mercato del lavoro, ad esempio, è al centro di varie raccomandazioni: occorre combatterne la segmentazione, rivedendo alcuni aspetti della legislazione sulla tutela del lavoro, incentivando la partecipazione delle donne e dei giovani e rafforzando la lotta al lavoro nero. «In Italia la disoccupazione giovanile è un problema molto grave e auspichiamo che il governo metta mano agli aspetti contrattuali», ha osservato il commissario al Lavoro Laszlo Andor. Inoltre la crescita dei salari, torna a chiedere Bruxelles, deve essere legata agli sviluppi della produttività. Ma anche le imprese vanno sostenute con misure ad hoc. Soprattutto nel Mezzogiorno occorre rimuovere gli ostacoli per l'avvio di una qualsiasi attività imprenditoriale, migliorando l'accesso al credito, soprattutto per le piccole e medie imprese, e accrescere drasticamente l'utilizzo dei fondi di coesione, di cui l'Italia è terzo beneficiario. Anche la concorrenza nel settore dei servizi deve essere oggetto di un giro di vite, così come la spesa in ricerca e sviluppo, all'1,27% del pil, molto al di sotto della media Ue dell'1,9%. «Molti Stati dovrebbero essere più ambiziosi nella riduzione del debito mantenendo gli investimenti nei settori che permettono di accelerare la crescita come ricerca, ambiente, innovazione, istruzione, allo stesso tempo proteggendo i piu' deboli», ha sintetizzato il presidente della Commissione, José Manuel Barroso. Per il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta «l'Europa riconosce all'Italia rigore e credibilità», ma ora «la sfida è quella di continuare sulla strada delle riforme strutturali». Di diverso avviso Stefano Fassina, responsabile economico del Partito democratico, secondo cui «la politica di bilancio di Tremonti ha portato e continua ad alimentare stagnazione, elevata disoccupazione e precari equilibri di finanza pubblica».

Pensioni delle donne nel mirino. Allo studio il passaggio graduale a 65 anni anche nel settore privato. Sacconi cauto
ROMA C'è la richiesta di definire (con scadenza ultima ottobre) la correzione dei conti per il biennio 2013-2014, insieme a quella di vigilare attentamente su possibili rischi nei mesi precedenti, ad esempio quelli che potrebbero derivare da minori entrate fiscali. Ma nelle raccomandazioni all'Italia della Commissione europea sono contenuti anche altri spunti che il governo potrebbe raccogliere. Ad esempio in tema di riforma fiscale se da una parte non viene concesso alcuno spazio per fare operazioni in deficit, dall'altra si riconosce che uno spostamento del carico fiscale dal lavoro ai consumi potrebbe avere un effetto positivo sull'occupazione. E questo è uno degli obiettivi che si pone il ministero dell'Economia; nel Programma nazionale di riforma si parla di «rendere più conveniente lavorare».
Sempre in tema di mercato del lavoro, la commissione sottolinea l'importanza di incrementare la partecipazione femminile. E in questa logica, oltre che per i suoi effetti positivi sul bilancio, potrebbe venir apprezzata una decisione che il governo tiene nel cassetto: l'innalzamento anche per le donne del settore privato dell'età per la pensione di vecchiaia, da 60 a 65 anni. Il ministro Sacconi ieri ha messo le mano avanti spiegando che al momento questa misura non è in programma, perché «è un lavoro che ancora non è partito». Ma la novità, applicata in modo graduale a differenza di quanto avvenuto per le statali (con un gradino di un anno ogni due), potrebbe entrare nella versione finale della manovra, insieme ad un ritocco dell'aliquota contributiva per i parasubordinati; mentre sono più improbabili aggiustamenti al meccanismo delle quote per la pensione di anzianità.
Del resto il programma dei risparmi, pur se il più possibile mirati, dovrebbe toccare tutti i grandi capitoli del bilancio. Ad esempio in materia di sanità il ministro Fazio ha parlato ieri - in termini generali - di possibili guadagni di efficienza per 10 miliardi. Difficilmente potranno andare tutti alla riduzione del deficit, ma anche sfruttando la concomitanza con l'avvio del federalismo il governo un intervento di qualche rilievo lo farà.
Il lavoro di definizione della nuova manovra (che dovrebbe vedere la luce la settimana prossima o quella successiva) si intreccia con la conclusione dei tavoli tecnici sulla riforma tributaria e con la definizione degli emendamenti al decreto sviluppo. Ieri si è riunito il gruppo che studia le varie forme di agevolazione fiscale; il prossimo appuntamento è fissato tra due settimane. Dunque i tempi non sono immediati: la riforma complessiva dovrebbe passare per un disegno di legge delega, ma non è escluso che nel nuovo decreto possa entrare qualche novità di alto impatto simbolico, come la sforbiciata alle aliquote Irpef da compensare proprio con un ritocco all'insù di quelle dell'Iva o addirittura con qualche intervento sulle rendite finanziarie.
Intanto alla Camera le correzioni al decreto sviluppo devono ancora essere formalizzate in via definitiva, ma la maggioranza intende concentrarle su tre aspetti: la riscossione, le concessioni balneari e le retribuzioni bancarie. Sul primo punto oltre alla fissazione di una soglia minima di 2.000 euro per l'applicazione del fermo amministrativo dell'auto (le cosiddette ganasce fiscali) si ipotizza di portare ad un anno, dagli attuali 120 giorni, il periodo dopo il quale gli accertamenti del fisco diventano esecutivi. Una modifica che affievolirebbe l'impatto del provvedimento anti-evasione introdotto con la manovra del 2010 e destinato ad entrare in vigore a luglio. Sulle spiagge è in pista la proposta della Lega di elevare da 20 a 50 anni la durata del previsto diritto di superficie, mentre in campo bancario toccherebbe alla Banca d'Italia fissare dei limiti ai compensi degli alti dirigenti. Il percorso parlamentare prevede il voto di fiducia con relativo maxi-emendamento del governo.

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