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Pescara, 14/04/2026
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Data: 08/06/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Contratti e rappresentanza, scontro sulla disdetta del Patto '93. Camusso: un errore. Sacconi: quell'accordo è nato morto. Marcegaglia: spero che la Fiom capisca che il mondo non ci aspetta

ROMA «Cancelliamo l'accordo del '93 e applichiamo l'articolo 39 della Costituzione». Un sasso, anzi un macigno, nello stagno quello lanciato da Luigi Angeletti perché arriva nel bel mezzo dello scontro sulla rappresentanza sindacale e va ad innestarsi sulla interminabile per quanto tormentata vicenda Fiat. Il leader della Uil formalizzerà la disdetta entro la settimana ed è una mossa che promette di far saltare l'intero sistema della politica dei redditi avviato circa venti anni or sono. Nel 2009 con la riforma del modello contrattuale molte di quelle regole sono superate: ma alcune istituzioni aziendali (l'Abi, per esempio) intendono continuare ad applicare le norme del '93; altri come la Fiom vorrebbero continuare a tenere in piedi i vecchi contratti; Cisl, Uil, Ugl, Fismic, Confindustria spingono per accordi più flessibili; Fiat vorrebbe un accordo specifico per il settore auto. Il tutto mentre si cerca, finora senza costrutto, di definire nuove norme sulla rappresentanza.
L'uscita di Angeletti ha avuto l'effetto di togliere il classico mattone sotto una costruzione traballante. Applicare l'articolo 39 della Costituzione avrebbe l'effetto di uno tsunami perché potrebbe far passare accordi aziendali con il solo voto a maggioranza degli iscritti. «I sindacati, rappresentati unitariamente - recita infatti il 39 della Carta - possono stipulare contratti collettivi con efficacia obbligatoria per tutti...». Tanto per essere più chiari, i voti di Cisl, Uil, Ugl e altre sigle, messe insieme, potrebbero essere decisivi per dare il via libera a intese magari osteggiate dalla Cgil.
La proposta di Angeletti è bocciata senza appello dal leader Cgil, Susanna Camusso: «Un totale errore, è la dimostrazione che c'è una grande paura di definire la rappresentanza». Ancor più duro il numero uno della Fiom, Maurizio Landini: «Disdettare l'accordo del '93 vuol dire cancellare le Rsu nominate dalle organizzazioni sindacali». Non ha dubbi, il responsabile delle tute blu della Cgil: l'iniziativa della Uil va in soccorso della Fiat per consentirle di violare le regole. Secondo Raffaele Bonanni si tratta di una «discussione pleonastica», il vero problema sono i rapporti tra Confindustria e il Lingotto che andrebbero definitivamente chiariti. Ma si sa che il segretario generale della Cisl condivide l'iniziativa di Angeletti: ieri l'altro i due si sono sentiti e si sono dati appuntamento per i prossimi giorni per cercare di individuare una strada comune, magari una terza via che eviti strappi traumatici. Per Emma Marcegaglia «la disdetta del Patto '93 non ha senso, il tema è fare un accordo sulla rappresentanza anche se spero che la Fiom capisca che il mondo non ci aspetta. Non possiamo permetterci un sindacato che nei rapporti sceglie la via giudiziaria». E' d'accordo almeno una parte del governo. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi per esempio, che giudica «morto» il Patto del '93: «Ha generato bassi salari e bassa produttività». Fiat è data per uscente, in tempi brevi, da Confindustria come peraltro minacciato più volte da Sergio Marchionne e come sottolineato anche ieri dal presidente dell'associazione delle imprese metalmeccaniche torinesi (Amma), Vincenzo Ilotte: «Si tratta di un passaggio obbligato, inevitabile, conseguenza del muro contro muro di questi anni».

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