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Pescara, 14/04/2026
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Data: 08/06/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tagli ai privati, la Regione vince in appello. Chiodi: «L'Avvocatura mi aveva sconsigliato il ricorso, ho avuto ragione due volte»

PESCARA - Vince e passa all'attacco. Adesso per prima cosa via la legge che rende obbligatorio il parere dell'Avvocatura dello Stato, che in questo caso lo avrebbe portato dritto sotto un treno. Alle cinque del pomeriggio Gianni Chiodi incassa una soddisfazione grossa come una casa: il Consiglio di Stato annulla la sentenza del Tar che dava ragione alle cliniche private sul budget della sanità del 2008. Un'inversione di tendenza, il segno che l'anno nero sta finendo, che le sentenze del Tar non sono oro colato. «Una soddisfazione doppia - dice lui - perchè se avessi dato ascolto all'Avvocatura dello Stato, non avrei presentato ricorso. Invece sono stato temerario e ho vinto».
Era la delibera numero 3 del 2008 firmata dall'ex commissario Gino Redigolo che riprendeva in pieno la strategia e i tagli decisi dalla vecchia giunta di centrosinistra e dell'ex assessore alla Sanità Bernardo Mazzocca, a finire nel tritacarne dei privati. Stabiliva un tetto complessivo di 100.694.6028 di euro per la ospedalità, un tetto «invalicabile» che conteneva un taglio del trenta per cento rispetto ai contratti firmati ai tempi di Pace e Domenici. E allo stesso tempo fissava un budget di 63.375.849 per le prestazioni erogate a pazienti residenti in altre regioni. In quella stessa delibera, Redigolo metteva nero su bianco che le prestazioni dei privati sarebbero state sottoposte a controlli e verifiche in termini di appropriatezza e di legittimità, anche se poi le sanzioni non si sono mai viste.
Era il 2008, l'anno degli arresti di Sanitopoli. I privati, compreso Enzo Angelini, fatturano 155 milioni di euro, la Regione però ne liquida 111, circa dieci milioni in più rispetto al tetto fissato. L'anno successivo fatturano 143 milioni, gliene pagano 115 ma all'epoca Angelini già lavorava a scartamento ridotto. I privati ottengono una prima vittoria davanti al Tar, vittoria che sembra consolidarsi quando l'Avvocatura dello Stato scrive alla Regione che è meglio che rinunci a presentare appello. Chiodi fa di testa sua e si affida a un legale esterno, decide proprio all'ultimo istante e presenta ricorso al Consiglio di Stato. Ieri la vittoria. Adesso la domanda da porsi è se e come farà la Regione a recuperare quei soldi.
«E' il segno che avevo visto giusto e che l'Avvocatura aveva dato una lettura superficiale dei fatti. Questa decisione determinerà un ulteriore forte risparmio e migliorerà notevolmente le condizioni del bilancio 2011». Ha rischiato grosso, ammette lui. «Ho deciso di affidare l'incarico a un avvocato di cui mi fido molto, ma è chiaro che se avessi perso me ne avrebbero dette di tutti i colori». Fortunato, forse. «E' chiaro che è stata una scelta temeraria, alla quale sono arrivato studiando la giurisprudenza degli ultimi anni: ho verificato che quella dei Tar erano decisioni minoritarie, che si stava formando una nuova giurisprudenza». E adesso il governatore spera che si continui su questa strada, che altre sentenze ancora più importanti possano essere riformate in appello: «Succede, che molte sentenze del Tar vengano stravolte in appello....».
Ma non finisce qui. La fase due per il commissario-governatore contempla un altro passaggio, la cancellazione del parere obbligatorio dell'Avvocatura dello Stato per le cause della Regione: «Devo ammettere che a questo punto mi procura ansia sapere che non posso fidarmi pienamente di questo organismo, anche perchè in queste vicende così importanti per l'Abruzzo io pretendo di essere difeso al meglio. Proporrò una modifica della legge». E adesso? «Adesso sono contento di aver fatto risparmiare un bel po' di soldi agli abruzzesi. E sono contento di aver perso una battaglia ma di aver vinto la guerra».

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