Alemanno: «Decisione importante». Zingaretti: «Vigileremo ancora»
Non è proprio un de profundis ma poco ci manca. Questa volta, dopo il Tar e il Consiglio di Stato, è il governo ad affondare, probabilmente in maniera definitiva, la proposta di far pagare il pedaggio sul Grande raccordo anulare e sulla Salerno-Reggio Calabria. Una proposta presentata dalla Lega che prevedeva a questo scopo la regionalizzazione dell'Anas. Lo stop è arrivato dal ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, che ha liquidato la questione, spiegando che non si possono spezzettare le competenze dell'Anas su base regionale. Insomma, che è meglio lasciare le cose come stanno. Per evitare che gli enti locali, le Regioni in questo caso, possano assumere decisioni «portatrici di interessi che si sviluppano solo in ambiti territoriali definiti».
Le scelte operative, in altre parole, devono restare sotto il controllo di un'unica amministrazione, l'Anas appunto, che deve regolare in maniera omogenea la rete stradale nazionale. Il no alla Lega, oltre ai dettagli tecnici, ha anche un sapore più politico. Visto che in altre occasioni il partito di Umberto Bossi aveva tentato il blitz, cercando di far pagare ai pendolari, o sarebbe meglio dire ai forzati del Gra, una gabella assurda. L'esecutivo ha comunque chiuso il discorso, sottolineando che l'idea della Lega non è in linea nemmeno con lo schema normativo del federalismo fiscale.
A stretto giro è arrivato, quasi scontato, il ringraziamento del sindaco Gianni Alemanno. «Quella di oggi - ha spiegato - è un passaggio importante per il quale ci siamo sempre battuti nel rispetto dell'interesse non solo della Capitale ma di quanti utilizzano il Raccordo come arteria di grande viabilità e di collegamento con la rete nazionale». Sulla stessa linea Renata Polverini, presidente della Regione, che condivide e attacca a muso duro. Perché «le fughe in avanti della Lega, in nome di un federalismo a fasi alterne, vista la presa di posizione sul decentramento dei ministeri, rischiano di aumentare il divario tra Nord e Sud del paese minando lo spirito di un federalismo che invece dovrebbe aiutare a colmare queste distanze».
Non si fida, invece, il presidente della Provincia. Nicola Zingaretti, che per primo si scagliò contro il pedaggio, invita a vigilare. Il provvedimento approvato contro la regionalizzazione dell'Anas - è il ragionamento dell'esponente Pd - non esclude che possano essere introdotti i pedaggi sul Gra e sulle altre arterie della provincia di Roma. Per questo - assicura - continueremo a vigilare affinchè questo balzello non colpisca i cittadini romani e della sua provincia.
Una posizione bipartisan. Anche il Pdl è pronto a dare battaglia se l'odiata tassa dovesse improvvisamente riapparire.
Un anno di ricorsi, sentenze e ultimatum
Caos normativo e sistemi di pagamento mai installati. Per i pendolari una tassa da 40 milioni
Il sindaco Alemanno lo aveva giurato. «Se mettono il pedaggio al casello del raccordo spacco tutto con la mia auto». Era il 30 giugno di un anno fa. E da allora il caos non ha fatto che aumentare. Con la proposta di mettere i pedaggi su tutta la rete dell'Anas, dunque anche sul Gra e sulla Roma-Fiumicino, che ha attraversato come un fiume carsico la scena politica non solo della capitale. Tutto parte dalla manovra estiva dello scorso anno. E dalla previsione, inserita nelle tabelle messe a punto dal ministro Giulio Tremonti, di poter raccogliere circa 100 milioni con la nuova tosatura degli automobilisti. Per i romani il balzello, almeno nel primo anno, si sarebbe aggirato sui 35-40 milioni. Un blitz bloccato sul nascere prima dall'ostruzionismo del Pd. E poi dalla rivolta di Alemanno e della presidente della Regione Renata Polverini. Ad invocare l'intervento del Tar e del Consiglio di Stato era stato però, bruciando tutti sul tempo, Nicola Zingaretti, presidente della Provincia. Ottenendo, anche grazie al consenso generale, un doppio no alla misura e costringendo così l'Anas e l'esecutivo a fare un passo indietro.
Di fatto però - come spiega Enrico Gasparra del Pd - le norme fanno parte di una legge approvata e il rischio che riprendano forma è tutt'altro che escluso. Per chiudere la partita - dice Michele Meta, sempre del Pd - va soppresso l'articolo 15 della manovra economica approvata la scorsa estate dal Governo che, purtroppo, continua ad essere ancora in vigore e prevede il pedaggiamento sulle autostrade Anas. In più occasioni sia il ministro delle Infrastrutture Matteoli che esponenti del Pdl, tra i quali il sindaco Alemanno e la presidente Polverini, hanno dichiarato che mai e poi mai i pendolari del Gra avrebbero dovuto pagare il pedaggio. E che comunque la questione sarebbe stato affrontata studiano soluzioni alternative. Nessuno, ed è una questione aperta, ha però mai fatto chiarezza sulle sorte della Roma-Fiumicino che potrebbe quindi ricadere tra le tratte stradali a pagamento.
Al di là delle polemiche e delle incursioni, per ora respinte della Lega, sulla materia regna la massima confusione. Anche perché manca - per fortuna degli automobilisti - un decreto della Presidenza del Consiglio che, atteso da mesi, avrebbe dovuto definire nel dettaglio dove e quanto si paga. Non solo. Manca poi il sistema di pedaggiamento free-flow, che i tecnici avrebbero dovuto già installare. In questo caso è in panne la gara per l'appalto. Senza regole e strumenti tecnici per applicarle sarà complicato imporre un nuova tassa ai romani.