MILANO. Inutile girarci intorno. Le prime mosse da mettere subito in atto per salvare i conti del Comune di Milano, in base ai suggerimenti della ragioneria di Palazzo Marino, sono due: aumento del biglietto del trasporto pubblico e razionalizzazione degli immobili, con tanto di vendita delle sedi storiche del Comune. Il capitolo di Atm, la controllata comunale che gestisce tram, autobus e metropolitane cittadine, è destinato a entrare nella rosa delle priorità della nuova giunta. Non senza difficoltà: gestire la patata bollente di un aumento tariffario è materia piuttosto scomoda per un neo sindaco. Eppure, a quanto pare, le alternative sono poche. In un documento che in queste ore sta facendo il giro degli uffici comunali, redatto da un ex collaboratore di primo livello della Ragioneria, si legge che a fine aprile 2011 era già stato monitorato un calo drastico delle entrate e, più precisamente, una riduzione rispetto alla previsione iniziale «degli introiti da tariffe del trasporto pubblico locale». Ovvero: rispetto a una previsione di 298 milioni di entrate nei primi 4 mesi dell'anno, la proiezione attuale è di soli 280 milioni. Poi, si precisa, la situazione non sembra recuperabile in assenza di quella «rimodulazione e riarticolazione degli attuali titoli di viaggio a fine di incrementare l'utenza e i conseguenti introiti», frase, questa, ripresa pari pari dalla previsione programmatica triennale del Comune di Milano (2011-2013). Inoltre, nella stessa relazione, si sottolinea che alle minori entrate previste, si aggiungono anche i minori dividendi Atm per 20 milioni, la cui distribuzione è stata anticipata al 2010 per permettere al Comune di chiudere in pareggio il bilancio consuntivo. Nel programma triennale, come si legge, non si parla esplicitamente di aumento del biglietto, che oggi costa un euro (per 75 minuti), ma lo si fa intendere. In realtà allo studio di Atm era già in corso una riflessione sull'opportunità di incrementare il titolo di viaggio di un 20% circa. Cosa che, per motivi prevalentemente elettorali, è stata bloccata qualche mese fa. E in effetti, è facile capirlo, si tratterebbe di una scelta poco popolare. Anche se, molto probabilmente, la giunta di Giuliano Pisapia dovrà accollarsela, se pure con una serie di correttivi: esenzione o riduzione per gli ultra 65enni, abbonamenti pensati per gli studenti e i più giovani, sconti familiari. La sostanza è che Atm dovrà aumentare le sue entrate, in modo da distribuire maggiori dividendi all'azionista unico: Palazzo Marino, il cui bilancio rischia di essere in forte squilibrio sia nel 2011 che nel 2012. Poi c'è la questione immobiliare. Come è noto, il primo fondo immobiliare, da cui il Comune sperava di recuperare tra i 60 e i 70 milioni, non è stato venduto, nonostante 5 tentativi. Si può tuttavia ipotizzare un dividendo da 10 milioni dal fondo. Per il 2011 si suggerisce di proseguire in modo deciso con le alienazioni immobiliari. Prima di tutto la vendita degli immobili delle vie Trivulzio, Pianell, Magolfa, da cui recuperare 15 milioni. E poi, la questione principale, il cosiddetto progetto Sedi: la vendita della sede storica di rappresentanza dei partiti, in via Marino 7, e l'acquisto di uffici dentro il nuovo Palazzo Lombardia. Dalla vendita Palazzo Marino ricaverebbe 100 milioni, dall'acquisto ne spenderebbe 83 circa. Infine, la cessione del palazzo dei Vigili di Piazza Beccaria al fondo immobiliare 2, operazione da cui il Comune potrebbe subito ricavare 22,5 milioni.