Infuocato scambio di accuse ieri tra Pdl e Pd sulla disastrosa situazione dell'Atac che oggi è al centro del dibattito in Consiglio comunale: Francesco Aracri, deputato e vicecoordinatore della consulta Trasporti del Pdl, insieme ai consiglieri comunali Ugo Cassone e Roberto Angelini, in mattinata presenta il dossier «Tutta la verità sull'Atac»: respinge ogni accusa di «parentopoli» e scarica la voragine nei conti «sulle passate amministrazioni di centrosinistra» chiedendo «discontinuità». Chiaro il riferimento ai mal di pancia interni al Pdl. Basandosi sui bilanci di Trambus, Metro e Atac, «si scopre che le 3 aziende del Tpl mostrano le peggiori performance negli anni 2003-2006 - denuncia Aracri - con valori profondamente negativi, riferiti al margine operativo lordo, di -31 milioni di euro nel 2003, -9,8 nel 2004 e -4,8 nel 2006». Le perdite d'esercizio «parlano di un risultato netto negativo (-113 milioni nel 2003, -128 nel 2004, -132 nel 2005, -128 nel 2006, -129 nel 2007, -123 nel 2008 e -113 nel 2009) a causa di scelte effettuate dal Comune di Roma dal 2001 al 2006, che sono la vera zavorra di Atac». Per quanto riguarda il personale «nel 2001 il numero degli addetti delle tre aziende era di 13.142, ma nel 2011 è sceso a 12.300. Tra l'altro, solo per il 2007 e il 2008, sono entrate rispettivamente 999 e 618 persone». Ultima questione, la «finanza creativa del centrosinistra», riassunta da Aracri nel contratto di «Cross border lease» (simile ai «bond argentini») stipulato da Atac nel 2003 e con scadenza nel 2028. A prendere subito le distanze da Aracri è il «Gruppo Laboratorio Roma» del Pdl che chiede «il rilancio dell'Atac». Pareri opposti dal Pd: «Negare parentopoli e scaricare le proprie gravissime e imperdonabili responsabilità sulle giunte precedenti - sostiene Athos De Luca - non fa che rendere più difficile il salvataggio di Atac». Rincara la dose Umberto Marroni, capogruppo del Pd in Campidoglio: «Da Aracri solo falsità e un grottesco tentativo di autoassoluzione». I conti dell'Atac «come scritto nel Piano industriale di Basile erano al 2007 in sostanziale equilibrio - dice Marroni -. Nel giro di 3 anni la malagestione del centrodestra ha invece portato la più grande azienda di trasporto sull'orlo del fallimento».