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Pescara, 14/04/2026
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Data: 10/06/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Verso i referendum del 12 e 13 giugno - Il premier: non vado a votare Acqua, Marcegaglia boccia il sì Casini ironico: «Silvio diserta le urne? Ce ne faremo una ragione». Fini si augura il quorum. Bersani: siamo a un passo

ROMA - «Penso che non mi recherò a votare». Dopo Umberto Bossi anche Silvio Berlusconi fa conoscere la sua scelta per l'astensione. «E' diritto dei cittadini - afferma il premier - decidere se votare o meno per il referendum». La scelta del Cavaliere - in netta opposizione a quella di Giorgio Napolitano - non sorprende gli esponenti dell'opposizione: «Se Berlusconi non va a votare lo faranno gli italiani», ribatte Pier Luigi Bersani, confermando di «essere fiducioso. La mia impressione - dice il segretario pd - è che siamo a un passo dal quorum. C'è ancora uno sforzo da fare». E nel raggiungimento del quorum spera anche Gianfranco Fini rilevando che «è importante andare a votare, perché - afferma il presidente della Camera - depotenziare l'istituto referendario facendo leva sul fallimento del quorum sarà anche legittimo ma politicamente sbagliato». Antonio Di Pietro sottolinea: «La differenza tra Napolitano e Berlusconi è tutta qua. Per il capo dello Stato, garante della Costituzione, andare a votare è un dovere. Il premier, invece, diserta le urne. Ma per noi è una ragione in più per andare a votare». Decisamente ironico Pier Ferdinando Casini: «Berlusconi non vota? Ce ne faremo una ragione. Anzi, forse questo è il motivo per cui noi andiamo». Il leader dell'Udc raccomanda di andare alle urne «per riconciliare la gente con le istituzioni e con la politica, anche se - qui il distinguo di centristi e Terzo Polo rispetto alla maggioranza degli altri referendari - alcuni quesiti concedono un po' troppo alla demagogia». Il riferimento di Casini è ai referendum sull'acqua, per i quali il presidente Udc parla di «sbornia demagogica». «E con la demagogia - afferma - non si governa il Paese: è demagogia e mistificazione dire che l'acqua deve rimanere pubblica. Vogliamo tornare alle municipalizzate o vogliamo tariffe più basse perché i servizi vengono messi in concorrenza?». Coincide con la posizione di Casini quella di Emma Marcegaglia che, come l'ex presidente della Camera, è per il No ai due quesiti sull'acqua: «Se vincessero i Sì - dice la presidente di Confindustria - andremmo indietro di vent'anni su quel poco che abbiamo fatto sulle liberalizzazioni dei servizi pubblici locali. L'acqua deve rimanere pubblica, ma la gestione va liberalizzata».
Atteggiamento assai diverso sulla «sorella acqua, dono di Dio», sembrano avere i tanti gruppi cattolici che si sono mobilitati per i referendum. Tra gli altri, a manifestare ieri a piazza San Pietro, c'era padre Alex Zanotelli: «L'acqua è un bene non negoziabile, come la vita. E come questa va difesa», ha affermato il missionario comboniano. Per i quattro Sì si schiera anche Marco Pannella, mentre il segretario dei radicali Mario Staderini ricorrerà alla Cassazione per far escludere dal calcolo del quorum i tre milioni di italiani all'estero, molti dei quali non sono stati raggiunti né dall'informazione sui referendum né dalle schede sui cui votare. E per il quorum l'ultima battaglia dei comitati referendari si consumerà nelle cento piazze d'Italia che ospiteranno oggi le manifestazioni conclusive della campagna. A Roma, a piazza del Popolo, l'evento clou dalle 14 fino a notte. Sul palco nessun leader di partito ma un gran numero di personaggi della musica e dello spettacolo.

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