ROMA. È arrivato nell'aula lunga e silenziosa dei colloqui a Montecitorio per incontrare la gente dell'Aquila cinque minuti prima dell'ora prevista. Alle 15,55 di ieri il presidente della Camera, Gianfranco Fini, è entrato a passo svelto, abbronzatissimo, per raccogliere l'appello del comitato promotore della proposta di legge d'iniziativa popolare per la ricostruzione dell'Aquila. E ha promesso che «non cadrà nel nulla. Non posso garantire che venga approvata, ma almeno che venga discussa in aula», ha detto Fini senza troppo girarci intorno.
Il testo della proposta è stato pensato dagli aquilani per «creare un testo unico di legge per la ricostruzione della città, sulla traccia di quella approvata per Umbria e Marche, ma anche per mettere fine alle ordinanze, fare la stima dei danni (mai eseguita), programmare gli interventi economici e fiscali per le aree del cratere, superare la cultura dell'emergenza entrando in quella della prevenzione e della sicurezza nazionale nei confronti di catastrofi naturali». A spiegarlo a un Fini attentissimo è stata Francesca Fabiani, una delle rappresentanti del corposo comitato promotore del testo, arrivato con un gruppo di rappresentanza ieri a Roma. Con lei anche il presidente dell'Asm, Luigi Fabiani e tanti altri cittadini comuni, imprenditori, insegnanti, impiegati che dal novembre scorso lavorano alla raccolta di firme per convalidare la proposta.
La legge è stata pensata e scritta pensando anche al resto d'Italia. Da Nord a Sud l'80 per cento dei comuni, come ha denunciato più volte Legambiente, è a rischio idrogeologico. Se la proposta di legge non sarà approvata, ha promesso ieri il presidente Fini, «m'impegno a far sì che ciascuno spieghi le ragioni del no». Una questione di «responsabilità». Sono queste le parole che gli aquilani volevano sentirsi dire. La giusta conclusione di una giornata incominciata alle 12 nel piazzale di Centi Colella, alla periferia Ovest della città, dove il gruppo è partito in pullman. Nel portabagagli, gli 11 scatoloni contenenti le 50mila firme raccolte in tutta la penisola: dalla Valle d'Aosta alla Sicilia. Sei mesi di lavoro burocratico incominciato il 20 novembre con la manifestazione nazionale «L'Aquila chiama Italia». Un lavoro immane che, con la consegna ieri nelle mani del presidente della Camera, davanti ai parlamentari Lolli, Reguzzoni, Mantini, Di Stanislao, sta forse arrivando a destinazione.
La proposta di legge popolare è arrivata in Parlamento a febbraio, ora è in discussione in commissione Ambiente della Camera.
Fra poco dovrebbe approdare in quella Bilancio. E non è un caso se il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha chiesto al sindaco dell'Aquila, Cialente, la stima dei danni del sisma. I parlamentari che hanno firmato la legge sono 220 in tutto. Un'adesione bipartisan. I primi firmatari sono stati gli abruzzesi Lolli (Pd), Mantini (Udc), Di Stanislao (Idv), Toto (Fli).