ROMA. «Rispetto per l'ambiente e sfruttamento di energie appropriate che salvaguardino il patrimonio della creazione e siano senza pericolo per l'uomo, devono essere priorità politiche ed economiche». Le parole di Papa Benedetto XVI nel discorso ai nuovi ambasciatori di alcuni Paesi, in riferimento al disastro nucleare di Fukushima, scuotono il dibattito sul referendum.
Spiazzano il centrodestra dalla cui sponda arrivano reazioni imbarazzate e un po' stizzite. Anche perché nella stessa giornata il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa post consiglio dei ministri, afferma che lui al seggio non ci andrà: «Io penso che non mi recherò a votare - ha detto il Cavaliere - è un diritto dei cittadini quando c'è una consultazione popolare».
Bonelli (Verdi) e Di Pietro (Idv) accusano Berlusconi di offendere la Costituzione, mentre il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani, liquida l'affermazione del premier con una battuta: «Se non va a votare lui ci andranno gli elettori». Bersani non vuole legare il raggiungimento del quorum e la vittoria dei sì alle sorti del governo e di Berlusconi. E lo ha ribadito ieri durante un incontro con gli studenti universitari di Italia 110: «Il voto è nel merito dei quesiti, non pro o contro Berlusconi. Del resto - ha aggiunto - noi è un anno che gli diciamo di andarsene a casa».
I leader politici si sono fatti sentire tutti ieri, e del resto siamo ormai alla vigilia del voto con la giornata odierna ultimo spazio per appelli e iniziative, prima del "silenzio" di domani, e il voto di domenica e lunedì.
E nel Pdl, dove il nervosismo scorre a fiumi, c'è anche chi trova il modo di prendersela con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che nei giorni scorsi a domanda precisa aveva risposto che lui a votare ci sarebbe andato. Affermazione che per Fabio Gava (Pdl) rappresenta un invito ai cittadini: «Finiamola con questo bon ton istituzionale, questi inviti sono fuori luogo». Ieri un'altra carica dello Stato, il presidente della Camera e leader di Fli Gianfranco Fini, ha detto chiaramente di augurarsi che «vincano posizioni che spingono alla modernizzazione del Paese. E' importante andare a votare - ha aggiunto - affinché si affermi il diritto dell'opinione pubblica per incidere sulle scelte politiche».
Dal Pdl arrivano inviti a non strumentalizzare le parole del Papa, ma allo stesso tempo il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo dice di condividere fino in fondo le parole del Pontefice, in contrasto con la collega Gelmini che invece giudica inutile il referendum, «che serve solo alla sinistra per mettere in difficoltà il governo. Non andrò a votare», accodandosi quindi alla quasi totalità dei ministri del Pdl. Tutto da verificare come si comporteranno invece gli alleati leghisti, che su acqua e nucleare sembrano andare in ordine sparso.
La fiducia tra i comitati referendari e le opposizione comunque aumenta con l'approssimarsi dell'appuntamento.
Secondo Bersani «l'impressione è che siamo a un passo dal quorum. C'è ancora uno sforzo da fare». Nel dibattito interviene anche il presidente degli Industriali Emma Marcegaglia, che però avverte: «Se vincessero questi referendum sull'acqua torneremmo indietro e quindi ci sarebbe minore possibilità di crescita per il paese e di creazione di posti di lavoro».
Oggi dunque chiusura della campagna, con la kermesse "Io voto" in piazza del Popolo a Roma dalle 14 fino alle 22,30. Non solo referendum, saranno numerosi i personaggi di musica e spettacolo che si alterneranno sul palco. E quella romana sarà una delle mille piazze italiane dove si svolgerà la manifestazione. E per la prima in Italia ci sarà anche una diretta su Facebook.