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Data: 10/06/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Sevel, lo stop torna compatto. Fiom, Fim e Uilm scioperano per le condizioni di lavoro

La fabbrica più grande d'Abruzzo si ferma di notte, un patto con i cugini francesi

ATESSA. Lo stabilimento Sevel è in ebollizione. Lo ha constatato Enzo Masini, responsabile nazionale settore auto della Fiom, e lo conferma, oggi, lo sciopero di 8 ore del turno di notte. A sorpresa sono sulla stessa linea Fim, Uilm e Fiom, come ai vecchi tempi. «Uno sciopero», ha detto Masini, «voluto dagli operai, che si sono ribellati ai loro stessi delegati contro i ricatti dell'azienda. Le assemblee sono sempre più affollate, i lavoratori sono esausti, il clima sta cambiando».
Turni ritenuti «massacranti», premio di risultato negato (1.200 euro), i trasfertisti che rimpiazzano i precari licenziati abruzzesi senza un limite di tempo fissato dall'azienda e un livello di saturazione mai così alto. E in Sevel c'è anche l'incognita ferie ad inasprire gli animi. «Per contratto nazionale», interviene il segretario regionale Fiom Nicola Di Matteo, «si deve discutere del piano ferie entro il mese di marzo, e invece non ci è stato detto ancora nulla».
Alcune voci non confermate parlano di un fermo feriale di una settimana a luglio invece che le classiche tre settimane ad agosto. «Bisogna contrattare la terza settimana con i sindacati», fa notare Di Matteo, «ma ormai Fiat è sorda a qualsiasi sollecitazione».
E dietro l'angolo c'è l'incubo Francia. Lo scorso 6 giugno alcuni rappresentanti Fiom hanno incontrato i colleghi della Cgt (confederation general du travail) dello stabilimento gemello di Sevel Sud a Valenciennes. «La Fiat in Francia si è defilata», fa sapere Masini, «di uno stabilimento di quasi 5mila operai ne sono rimasti circa 2.700. È cessata la produzione dei modelli Ulysse e Phedra e rimane solo quella dello Scudo con appena 5mila veicoli l'anno».
I sindacati francesi hanno intenzione di salvare a tutti i costi lo stabilimento e qui interviene il caso Val di Sangro. «I sindacati francesi vogliono far pressione su Psa», chiarisce Di Matteo, «o si garantiscono volumi tali da assicurare la vita produttiva di Sevel Sud, oppure si farà pressione affinché il Ducato venga prodotto in Francia».
Questo significa che la produzione potrebbe scendere in Val di Sangro del 50%, molto prima della fine della convenzione con Psa nel 2019. «Non siamo gufi», specifica il segretario regionale, «siamo realisti: il pericolo è concreto, ecco perché da sindacato stiamo facendo in modo di scongiurare una simile eventualità". E un incontro con i francesi è previsto entro luglio a Lanciano, che per Di Matteo, «deve tornare ad essere la città capofila del comprensorio anche sul piano produttivo e industriale».
I due sindacati cercheranno di arrivare ad una posizione unitaria per fare pressione a livello europeo sia su Fiat che su Psa. L'obiettivo è salvare entrambi gli stabilimenti, senza che si inneschi una «guerra fra poveri».

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