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Pescara, 14/04/2026
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Data: 10/06/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lo show di Santoro in tv: resto anche a un euro a puntata «Non voglio più andare in onda perché lo decidono i giudici». Santoro si infuria con Castelli: ''Dovete liberare la Rai'' (Guarda il video)

ROMA - Alla fine, nel congedo dalla Rai, ieri sera Michele Santoro avrebbe potuto cantare Bella ciao. Non l'ha fatto, nell'ultima puntata di Annozero, anche perché - rivolgendosi in diretta al presidente Garimberti - gli ricorda che «ho fatto un accordo con la televisione pubblica, dove c'è scritto che posso continuare a collaborare anche da domani». Una sfida? Una provocazione nei confronti del numero uno di Viale Mazzini, da cui mai s'è sentito difeso? «Michelechi», come lo chiamava Enzo Siciliano, annuncia che è stanco del «resistere, resistere, resistere», ma rilancia in maniera beffarda: «Signor presidente Garimberti, siccome non ho firmato contratti con altri editori», ovvero con La7, «sono pronto teoricamente nella prossima stagione a riprendere la mia trasmissione e ad andare in onda per un euro a puntata».
Santoro, che pure è un freddo, stavolta pare un po' emozionato. E verso la fine della trasmissione sbotta. Grida contro il vice-ministro leghista, Castelli: «Siamo stufi, dovete lasciare libera la Rai. Via i partiti, mi avete rotto, non vi sopporto più!». Castelli: «Per colpa delle sue trasmissioni io non voglio più pagare il canone». Santoro: «E chi paga Sbarbi? Noi. E chi paga Minzolini? Noi. Gli italiani che pagano il canone vogliono Gabanelli e Fazio e invece si ritrovano i vostri che sono incomprabili e invendibili». Poi ritrova la calma: «Mi scuso, ma quando ce vo' ce vo'». Ma questo, durante il talk show. Nell'anteprima, Santoro guarda dritto negli occhi delle telecamere e di quello che lui chiama «il mio popolo» e dice: «Non voglio più essere in onda perché lo decidono i giudici». Insomma, se ne va ma magari anche no. Rilancia la palla. E chissà se, invece di diventare organico a La7, con cui è in corso una trattativa non facile, egli non diventi un battitore libero che vende i suoi prodotti a diverse emittenti. Compresa la tv di Stato. Ma resta il punto: «Signor presidente - si rivolge di nuovo a Garimberti - mi piacerebbe che lei prendesse pubblicamente una posizione: questa trasmissione la volete o non la volete?». E poi: «Ma se la mia andata via dalla Rai serve ad evitare il bombardamento contro tutto quello che rende grande il servizio pubblico, da Fazio a Gabanelli, allora preferisco andare via». Dove? «Michele può giocare o nel Barcellona o nell'Inter», dice Bersani, ospite della trasmissione, il quale vede per Santoro un futuro comunque in una grande squadra.
Il monologo in apertura di trasmissione è drammatizzante. «Garimberti, chi impedisce a Adriano Celentano, da più di cinque anni, di fare un programma nella televisione pubblica?». Lo stesso Celentano che, mezz'ora più tardi, apparirà in collegamento da Milano dicendo: «Bravo Michele, m'è piaciuto il tuo monologo». Per poi parlare a favore dei referendum e del raggiungimento del quorum: «E' una questione di vita o di morte». Santoro, nello sfogo iniziale, attacca anche Mauro Masi. «Non solo non sapeva fare un bicchiere, ma non era artefice di niente. Ora abbiamo un direttore generale che vorrebbe essere artefice di tutto. Ma la Lei ha un problema: deve prendere le distanze dal conflitto di interesse». Ancora: «Voi dicevate che ero in onda grazie ai giudici, ma mentre Annozero incassava milioni di euro, voi spendevate questi soldi per gli avvocati impegnati a portarmi in tribunale, fino alla Cassazione. Poi provvedimenti disciplinari, circolari, interventi dell'Agcom». Alza gli occhi il conduttore in uscita: «Presidente Napolitano, ci rendiamo conto dello scandalo mondiale? L'arbitro della comunicazione, cioè l'Agcom, è lottizzato dai partiti». Tutti, chi più chi meno, considerati da Santoro colpevoli (o complici) della cacciata, sia pure concordata, di Santoro dalla tv pubblica. E Berlusconi sarà finalmente lieto? «Io sono sincero, non posso dirlo», queste le parole del Cavaliere. Non certo accompagnate da singhiozzi.

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