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Data: 11/06/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Gra, avanti con il pedaggio» Castelli conferma la tassa sul Raccordo: le Camere hanno votato. Rivolta bipartisan: non si farà. Polverini: basta rigurgiti anti romani. Zingaretti: ci opporremo al balzello

ROMA - La Lega ci riprova. Insegue l'assurdo disegno di far pagare il pedaggio ai romani che usano il raccordo anulare -160mila al giorno, per studio, per lavoro, o per la semplice necessità di spostarsi da un punto all'altro della città- e non si arrende davanti a nulla, né davanti alle sentenze del Tar, né davanti alle proteste popolari e neppure, tanto meno, davanti al rifiuto compatto di tutte le forze politiche della Capitale e del Lazio, centrodestra ovviamente compreso.
Ha dato buona prova di questa cocciutaggine, ieri pomeriggio, il viceministro leghista per le Infrastrutture Roberto Castelli, infilandosi tra le pieghe di una discussione alla Camera attorno a una risoluzione del Pd in commissione Ambiente, per lanciare un sasso che nel breve volgere della serata ha fatto tutti i suoi cerchi nello stagno: «Sui pedaggi il governo va avanti».
Non si è certo preoccupato, Castelli, di smentire quel che solo 72 ore prima aveva deciso proprio il suo ministro, il responsabile delle Infrastrutture Altero Matteoli, bocciando una proposta di legge che conteneva, sì, la regionalizzazione del capitale dell'Anas, ma anche l'introduzione di questi pedaggi. Castelli si è fatto forte di una decisione presa dal Parlamento il 30 settembre scorso, quando venne convertito in legge un decreto del governo del giugno precedente -poco gli è interessato che a febbraio questo decreto sia stato annullato dal Tar- per dire che, insistendo sui pedaggi, non si fa altro che «attuare la volontà» delle due Camere.
Il primo a stopparlo è stato un altro esponente del governo, il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro: «Non credo che vi sarà alcun pedaggio sul Gra e sulla Roma-Fiumicino... Castelli conosce bene questa impostazione, credo che non si voglia la replica a Roma dell'ecopass di Milano, una tassa non solo percepita come ingiusta ma organizzata e gestita in modo maldestro».
Un'altra secca reazione è arrivata da Renata Polverini, presidente della Regione Lazio: «I pedaggi sul Gra sono semplicemente ingiusti. Non sorprende la posizione della Lega, coerente con i rigurgiti romani degli ultimi tempi. Restiamo contrari all'introduzione di questa tassa iniqua e proseguiremo al fianco delle istituzione locali una battaglia a tutela dei pendolari del Lazio».
Dello stesso tenore Nicola Zingaretti, presidente pd della Provincia di Roma: «Le parole del viceministro Castelli sui pedaggi sono inequivocabili, ma non ci spaventano e non bastano ad arrestare la nostra determinata battaglia contro l'ulteriore tassa che il governo Bossi-Berlusconi intende far pagare ai cittadini di Roma. La Lega fa solo propaganda politica e ancora una volta offende Roma e tutto il suo territorio. Non bastava la barzelletta dei ministeri a Milano o la storiella del trasferimento della Consob...».
Alla Polverini ha fatto eco il suo assessore regionale alle Infrastrutture Luca Malcotti: «I cittadini del Lazio non pagheranno per la manutenzione delle strade nel resto d'Italia». Mentre dal Pd è arrivata anche la reazione del commissario regionale Vannino Chiti, che è anche vicepresidente del Senato: «La volontà del governo, confermata dal ministro Castelli, di introdurre i pedaggi sul Gra è la dimostrazione che Pdl e Lega intendono far cassa sulle spalle dei pendolari».
Per capire come andrà a finire bisognerà aspettare mercoledì prossimo, quando in commissione alla Camera, saltato ogni tentativo di mediazione, si dovrà votare su questa risoluzione che tanto poco piace a Castelli. E leggendo tra le righe, si capisce anche il perché: perché il Pd, nel tentativo di rimettere ordine alla materia dopo la decisione di Matteoli di martedì scorso, chiede che vengano escluse dai pedaggi le strade «per le quali non esiste adeguata e funzionale rete stradale alternativa», quelle su cui «non sono stati completati i lavori di ammodernamento e messa in sicurezza» e anche «i tratti qualificabili come strade extraurbane», il Gra e la Roma-Fiumicino appunto. E chiede, nero su bianco, di escludere dal pedaggio «i cittadini residenti e le imprese sul territorio». Per la Lega è troppo.
Se mai verrà consumata ai danni dei romani, questa è una rapina da 35-40 milioni di euro l'anno, 500 euro circa per ogni povero automobilista che debba servirsi dell'anello. Una rapina molto sui generis perché né a Londra, né a Berlino, né tanto meno a Madrid e Barcellona, tanto per fare l'esempio di grandi e moderne città europee, è previsto un pedaggio di questo tipo. E una rapina senza motivo perche l'Anas si guarda bene dal dire che quei soldi, come sarebbe giusto, li utilizzerà per migliorare le infrastrutture. Ma Castelli fa finta di non saperlo.

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