ROMA - «Ora è necessario un gesto forte di Alemanno. Si deve mettere a capo di una protesta dei romani e, se non ottiene risposta, deve restituire le chiavi della città al governo. E' il momento della forte reazione istituzionale del Campidoglio. Se il leghismo contagia il Raccordo anulare si è superata la decenza. Che ci stiamo a fare nell'aula Giulio Cesare? Lo dico senza ironia. E' l'ora dei gesti veri». Così Francesco Storace, leader della Destra, reagisce alle affermazioni del viceministro leghista Roberto Castelli.
Onorevole Storace, non crede che le parole di Castelli vadano interpretate in altro segno? Ovvero, che si tratta di una mossa per alzare il prezzo nei confronti del Pdl?
«Guardi, è arrivato il momento di dire basta. Il governo non ci sente, o meglio la parte leghista del governo vuole contagiare perfino ipotetici caselli di una strada interna alla Capitale».
Non sarebbe meglio trattare fin da subito con il premier anziché scendere in piazza con cortei di protesta?
«Non si gioca sulla pelle dei romani. E' assolutamente vietato farlo. C'è un fatto che nessuno considera. A differenza di tante altre città Roma sopporta uno stress quotidiano in quanto capitale. Ci sono tutte le manifestazioni di questo mondo, adesso anche il Gay Pride. L'essere capitale è un onore, ma anche un onere».
Perché allora non interviene Silvio Berlusconi a mettere a tacere la Lega che mostra segnali di nervosismo sempre più forti?
«Qui non so se c'entra il capo del governo, ma il sindaco deve essere capace di un gesto forte. Deve mettersi alla testa della protesta anche arrivando alle dimissioni. E se non basteranno, deve avere il coraggio di andare a nuove elezioni con un movimento politico che rappresenti il territorio».
Insomma una Lega romana contro le interferenze della Lega di Bossi?
«Quando fanno i dispetti a Roma non li fanno alla Capitale, ma alla nazione. C'è tutta una serie di azioni anti romane che fanno capire che c'è un problema che riguarda la Capitale e dunque la nazione intera. Mi ricordo quanto dissi in un dibattito del 2008: se vince Alemanno siamo sudditi della Lega, se vinco io Roma reagisce. Se adesso è capace di autonomia, io sarò al suo fianco».