L'AQUILA. Il presidente del consiglio d'amministrazione dell'Ama, Olivo Ciccarelli, scrive al Centro: «Ho letto l'articolo di giornale (leggi l'articolo) che fa riferimento all'interpretazione che un rappresentante sindacale dà della decisione che il consiglio di amministrazione dell'Ama ha assunto riguardo «all'equiparazione» dei dipendenti Ama a quelli del pubblico impiego. Personalmente non concordo affatto», continua Ciccarelli nella nota, «con i tagli orizzontali che hanno colpito indiscriminatamente i Comuni e le loro aziende. Le leggi dello Stato vanno, però, rispettate anche se non condivise. Le interpretazioni forzate che qualche amministrazione pubblica o azienda stanno assumendo riguardo al non rispetto della legge si fondano su metodi, mai condivisibili, di dover dimostrare la propria forza e la propria capacità di andare oltre le norme, per favorire categorie o gruppi di persone. Ritengo che le scelte dell'Ama si orientino nel senso del rispetto delle norme e degli utenti. Personalmente non approvo coloro che, nel nome di una giustizia personale e del "fai da te" incoraggiano e, ancor peggio, pretendono da altri il non rispetto della legge. Vorrei poi sottolineare che il consiglio comunale dell'Aquila ha approvato, in quanto obbligato, un regolamento che, nel ribadire il nuovo concetto del contratto sulle aziende, esplicita in modo chiaro l'appartenenza dei bilanci delle spa pubbliche a quello comunale. È necessario inoltre sottolineare che non è affatto vero che nessun'altra azienda italiana di trasporto pubblico stia applicando la stessa misura deliberata dall'Ama e che esistano vari pronunciamenti della Corte di conti che vanno nella stessa direzione».
Nei giorni scorsi i sindacati hanno avviato una mobilitazione contro quella che hanno definito «una decisione del cda dell'Ama» di equiparare i dipendenti dell'Ama a quelli del pubblico impiego, «mandandoli incontro a un danno economico». I sindacati si sono detti pronti allo sciopero per smuovere, ha spiegato Domenico Fontana, segretario provinciale della Filt-Cgil, «l'azienda dalla sua incapacità a cercare una soluzione».