PESCARA. Cinquantacinqe anni erano e 55 devono restare: tanti erano gli anni minimi necessari ai consiglieri regionali per ottenere la pensione o vitalizio. Un privilegio che il Consiglio ha cancellato retroattivamente e che ora un gruppo di ex consiglieri chiede di reintrodurre.
«Ma solo per coloro che hanno acquisito il diritto», precisa il promotore della rivendicazione, Antonio Norante, neoconsigliere comunale eletto a Roseto nelle liste del Pdl (debutto politico nel 1974 nel Pri, poi il passaggio con il Patto dei democratici di Mario Segni nelle cui liste è stato eletto per la prima volta in Consiglio regionale, per finire con Forza Italia e Pdl). Dietro Norante ci sono una cinquantina di ex consiglieri regionali che temono ora di aspettare i 60 anni per ottenere la pensione (ma solo se hanno due legislature, cioè 10 anni di versamenti) oppure i 65 anni se hanno solo una legislatura (cinque- anni-cinque di contributi). La novità è contenuta nel testo unico sul trattamento economico dei consiglieri, approvato ad agosto 2010 grazie anche a una campagna di stampa del Centro contro i costi della politica. Per stessa ammissione dei legislatori, il testo unico si è reso necessario per riordinare disposizioni «spesso prive di coordinamento e di difficile comprensione anche per gli addetti ai lavori», frutto di 50 leggi regionali approvate nel corso dei 35 anni di esistenza della Regione.
Un impegno notevole, quelle 50 leggi, profuso per costruire un sistema di stipendi e pensioni che non ha pari in Italia dal punto di vista dei privilegi (anche se le altre Regioni si sono date molto da fare), soprattutto per quel che riguarda il vitalizio. Prima della riforma messa in campo dal presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano, dunque fino all'agosto dello scorso anno, un consigliere regionale poteva andare in pensione a 55 anni, con un solo mandato, cioè con 5 anni di contribuzione, con un assegno mensile di 2.269 euro lordi. Se il consigliere decideva di andare in pensione a 60 anni con una sola legislatura incassava 2.984 euro lordi. A 60 anni con due legislature il vitalizio era di 4.476 euro lordi, a 60 anni con tre legislature di 5.968 euro lordi. A 60 anni con oltre 16 anni di permanenza in consiglio regionale la somma toccava i 6.267 euro lordi. E con 200 euro al mese di contributi in più si aveva anche la reversibilità. Con la riforma che entrerà in vigore dalla prossima legislatura le cifre sono leggermente inferiori (un 10% circa).
Ora Norante e i suoi colleghi chiedono che la legge non sia retroattiva rispetto ai loro trattamenti pensionistici. Si sentono cioè discriminati, privati di diritti acquisiti. Il problema è che gli ex consiglieri rischiano (questa volta il rischio è per le casse della Regione) di vincere la battaglia, perché la legge appare contraddittoria. In un articolo infatti salva i diritti acquisiti, prevedendo la nuova soglia minima di età dalla prossima legislatura, in un altro articolo li cancella perché ne dispone subito l'applicazione.
In quindici pronti a fare ricorso
Tra gli esclusi l'ex presidente Roselli e l'ex consigliere Di Paolo
L'AQUILA. Secondo gli ex inquilini di palazzo dell'Emiciclo, il diritto ad avere la pensione a 55 anni era acquisito il 13 agosto scorso quando è entrato in vigore il testo unico di riforma che vede come primo firmatario il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano. Questo perché nelle legislature nelle quali hanno svolto il ruolo di consigliere, in particolare nella precedente, quella guidata da Ottaviano Del Turco e quella ancora precedente, quella guidata da Giovanni Pace, la norma di riferimento permetteva l'accesso a 55 anni, con 5 di anticipo rispetto all'età pensionabile, fissata a 60, con un assegno di circa 2.200 euro lordi al mese per chi avevano una legislatura alle spalle. A tale proposito, anche i versamenti contributi sono stati adeguati a quel fine e quindi la norma non dovrebbe essere retroattiva. Per i ricorrenti, la riforma discrimina gli ex consiglieri: nel mirino è finito l'emendamento alla riforma che posticipa di cinque anni l'età minima di accesso al vitalizio (da 55 a 60) anche nel caso dei diritti acquisiti e cioè degli ex consiglieri.
La vertenza viene portata avanti da una quindicina di ex consiglieri regionali, ma la presunta violazione riguarda una cinquantina di ex inquilini di palazzo dell'Emiciclo. Nel gruppo bipartisan, figurano personaggi che sono ancora lontani dai 55 anni, ma anche alcuni che sono vicini o che hanno raggiunto la soglia: tra questi oltre ad Antonio Norante, l'ex presidente del Consiglio regionale, Marino Roselli, e l'attuale vice sindaco di Chieti, Bruno Di Paolo. Gli ex consiglieri si sono riuniti più volte: tra le azioni c'è la richiesta di un parere legale che verrà consegnato all'ufficio di presidenza e il coinvolgimento nella vertenza dell'associazione degli ex consiglieri regionali presieduta da Egidio Marinaro. Alcuni hanno nei mesi scorsi presentato agli uffici del consiglio l'istanza di accedere al vitalizio ricevendo naturalme