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Pescara, 14/04/2026
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12/06/2011
Il Messaggero
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Fisco, le condizioni di Tremonti «Sì alla riforma, non in deficit». Il ministro al convegno dei giovani industriali: crisi non finita, serve prudenza |
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Marcegaglia: bene il ministro anche sulla rappresentanza
SANTA MARGHERITA - Conferma in pieno la linea del rigore, ricordando che la crisi non è finita e dunque non è finito nemmeno «il tempo della prudenza». Ma della riforma fiscale, che certo non potrà essere realizzata in deficit, Giulio Tremonti anticipa le grandi linee. Parlando ai giovani imprenditori, il ministro dell'Economia fa poi un'incursione nel campo delle regole del lavoro prospettando uno scambio: più forza e rilievo alla contrattazione aziendale, meno arbitrarietà nel ricorso alle forme di flessibilità come il tempo determinato. Uno spunto raccolto da Emma Marcegaglia nel suo successivo intervento. Il fisco è il tema scottante di questi giorni: il ministro lo affronta rinviando a quanto scritto nella premessa del Documento di economia a finanza, quasi a dire che dal suo punto di vista da aprile ad oggi non è cambiato nulla. In quelle pagine si parlava di una tassazione che «renda conveniente lavorare». Ora vengono esplicitati due vincoli: quello della riforma a saldo zero, e l'intenzione di non tassare la prima casa e il risparmio delle famiglie. La successiva domanda che il ministro pone a se stesso è «dove tirare fuori i soldi senza scassare i conti pubblici». Il primo «grande serbatoio» è il recupero dell'evasione fiscale, che a differenza del passato, quando ad esempio è servito a coprire i costi sociali della crisi, potrà ora essere destinato a ridurre il prelievo per chi le tasse le paga. Poi c'è l'Iva: un ritocco delle aliquote, in linea con quanto avvenuto in altri Paesi europei, sarebbe la traduzione pratica dello slogan "dalle persone alle cose": in presenza di rischi di inflazione l'intervento andrà comunque studiato con cautela. Il ministro parla anche di un «riadattamento nel comparto finanziario», ossia di un aumento del prelievo sulle rendite, che però sarà «marginale» e non riguarderà appunto i risparmi delle famiglie. Infine ci sono le due «torri di Babele» delle agevolazioni fiscali e assistenziali che si sono stratificate in 40 anni e valgono 150 miliardi. Dal fisco al mercato del lavoro. Anche qui il discorso di Tremonti si intreccia con l'attualità. «Il nostro sistema produttivo - argomenta - sarebbe più moderno se fosse aziendale nella contrattazione e per compensazione sociale fosse meno arbitrario nella sequenza dei contratti a tempo determinato e ci fosse un limite al loro utilizzo». Naturalmente il nodo dei contratti aziendali è al centro del discorso della presidente di Confindustria. L'accordo del 2009 offre questa possibilità, come quella di deroghe al contratto nazionale. «Manca però ancora un tassello importante di cui si parla da decenni - fa notare Marcegaglia - quello della esigibilità dei contratti». Ovvero «un contratto concordato con chi rappresenta la maggioranza dei lavoratori deve valere per tutti, anche per chi non ha firmato l'accordo». La strada preferita da Confindustria è un accordo interconfederale; con questo obiettivo verrà convocato nei prossimi giorni un incontro con i sindacati. Quanto alla flessibilità ed all'eventuale abuso, la numero uno degli imprenditori si dice pronta a parlarne, pur facendo notare che il tema riguarda servizi e pubblica amministrazione, e solo in misura minore l'industria. Sul fisco, Marcegaglia ricorda l'obiettivo di favorire imprese e lavoratori dipendenti: la stessa direzione indicata dall'amministratore delegato di Unicredit Federico Ghizzoni che chiede di «privilegiare le attività produttive per cercare di dare una spinta all'economia».
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