Per meglio rappresentare le titubanze politiche abruzzesi e teramane, nella vicenda dei 521 milioni di euro che dal forziere europeo potrebbero prendere la strada della Vibrata e del Tronto, il segretario provinciale della Cgil locale s'affida ad una metafora illuminante: «E' come se - riferisce Giampaolo Di Odoardo - avessimo quei soldi depositati in banca ma ci mancasse il libretto degli assegni». E sta proprio alla politica far sì che tale libretto si consegni agli industriali e agli imprenditori teramani investiti in pieno dallo tsunami della crisi economica, per risollevare le sorti di una provincia ormai assurta a caso nazionale. Malgrado due delibere regionali, con cui si designa la Vibrata, assieme al Tronto, area di crisi («un fatto storico per la contemporanea partecipazione di Abruzzo e Marche» precisa Di Odoardo) e malgrado i due patti per lo sviluppo, i nostri politici si trovano ancora nel più profondo e sterile empasse: «Nessuno spinge per le schede da presentare al Ministero con cui si presenta il progetto di come riattivare l'economia teramano e ascolana, con quali mezzi e con quali attori, in questo modo rischiamo di andare impreparati a Roma». L'ingente somma che potrebbe arrivare dalle nostre parti nel giro di due anni attiverebbe ben 10 mila posti di lavoro. Non c'è tempo da perdere perché un'agenzia governativa avrebbe dovuto già muovere i primi passi sondando il terreno della crisi e ricercando la miglior risposta da fornire. Si tirano in ballo Regione e Provincia, quest'ultima ad esempio rea «di aver attivato l'Opes, l'osservatorio sull'economia, solo una sola volta nel 2010 mentre in questo caso occorrerebbe un tavolo permanente». Eppure nella vicenda alcuni requisiti straordinarie già preesistevano, come quella di aver riunito nella crisi due giunte regionali e due province «ora però bisogna dar seguito a quest'iniziativa ma vedo che i tempi della politica non sono regolati su quelli dell'economia».