SANTA MARGHERITA - Inizia a delinearsi almeno nelle sue grandi linee la riforma fiscale che il ministro Tremonti ha in mente. I mesi di lavoro dei quattro tavoli tecnici hanno prodotto una grande mole di dati e di approfondimenti; ora però si passa alla fase di messa a punto della delega. Con tutta probabilità sarà un testo aperto, che indicherà i principi generali della riforma, dal riordino del sistema alla riduzione dell'Irpef, senza entrare nel dettaglio delle aliquote fiscali e degli specifici aggiustamenti. Per il quadro particolareggiato bisognerà probabilmente attendere i decreti attuativi, dopo l'approvazione in Parlamento della legge; ma i tecnici del ministero dell'Economia sono già al lavoro per definire almeno delle ipotesi di intervento, da sottoporre poi a verifica politica.
Sull'Irpef, l'idea è un alleggerimento delle prime aliquote, anche tutto concentrato sulla prima, che favorisca così in termini relativi i redditi più bassi. Un taglio di 2-3 punti dell'aliquota del 23 per cento (fino ai 15 mila euro) si tradurrebbe a parità di altre condizioni in uno sconto secco di 300-450 euro l'anno per tutti i contribuenti, con l'eccezione di chi guadagna troppo poco per sfruttare in pieno la riduzione.
Il ragionamento è però ipotetico perché il vantaggio andrà confrontato caso per caso con la limitazione di alcune agevolazioni: ad esempio quelle sulla casa (come la detrazione degli interessi del mutuo) che eventualmente sarebbero concentrate sui redditi medio-bassi. È in campo anche l'ipotesi di un riassetto generale delle aliquote Irpef, che potrebbe portarle a tre venendo così incontro alle idee originarie del premier Berlusconi.
Sull'Iva, si lavora all'innalzamento di un punto per l'aliquota ordinaria (dal 20 al 21 per cento) e di quella intermedia (dal 10 all'11 per cento). Ma il ritocco sarà probabilmente accompagnato da uno spostamento dei beni e servizi che ricadono nelle diverse aliquote.
Infine le rendite finanziarie, ossia plusvalenze azionarie, dividendi e rendimenti delle obbligazioni. Un vecchio progetto prevedeva di portare il livello del prelievo dal 12,5 al 20 per cento e di ridurre allo stesso tempo quello sugli interessi bancari che oggi è al 27 per cento. Si studia come attenuare l'effetto con franchigie sui risparmi in titoli di Stato: ma la fissazione di una soglia, ad esempio a 50 mila euro di capitale, comporterebbe non indifferenti problemi di applicazione.