ROMA - Al di là di un sempre possibile ribaltamento delle previsioni, fino alle 15 di oggi, quando chiuderanno i seggi, per gli uomini delle percentuali l'esito «è ormai questo, si può considerare chiuso il circolo». Di certo l'affluenza è stata alta, i sondaggisti concordano. E sarebbero soprattutto tre i motivi che hanno spinto l'elettorato alle urne: in primo luogo l'argomento dell'acqua, a seguire il nucleare, con le sue paure ed i fantasmi della centrale di Fukushima, quindi «l'onda lunga delle amministrative che ha spinto al voto il popolo del centrosinistra». Nicola Piepoli precisa: «Insomma, è la volontà di dare un'altra spallata al governo, a distanza di 15 giorni, che ha mobilitato un elettorato sensibile ai temi dell'ambiente».
Pochi giorni fa i test fatti dalle squadre di Piepoli avevano raccolto un largo consenso fra gli elettori pronti a rispondere ai quattro quesiti referendari. La percentuale era assai elevata, ben il 78 per cento aveva manifestato la volontà di recarsi a votare. Ma questa soglia, attraverso un meccanismo di calcolo al ribasso, era poi stata depurata fino a fermarsi al 55% dei votanti. Comunque l'asticella del quorum veniva ritenuta superabile. Alessandro Amadori, Coesis Research, prevedeva invece più scettico una partecipazione attorno al 40%: dunque per lui il referendum sarebbe stato nullo.
Quanto ai motivi che hanno spinto gli italiani a votare, però, sia Piepoli sia Amadori sono d'accordo: l'elettorato si è sentito coinvolto da argomenti «che riguardano la vita, come la consultazione sull'acqua e le centrali nucleari» di cui il governo non ha escluso, in futuro, una costruzione sul suolo italiano». Piepoli sottolinea come questi «temi coinvolgenti», hanno da sempre toccato le corde dell'elettorato. Nelle intenzioni di voto hanno raccolto, complessivamente, il 16%. Ma in questa occasione i referendum hanno certamente ricevuto l'effetto trascinamento dalle amministrative dove, a Milano e Napoli, sono spuntati nuovi candidati, che nell'immagine collettiva hanno rappresentato una volontà di cambiamento radicale.
C'è inoltre da tenere presente la componente politica anti-esecutivo. Complessivamente, secondo Piepoli, ha rappresentato l'8% delle intenzioni di voto. Di fronte al muro alzato dalla maggioranza, questo il ragionamento, molti italiani avrebbero lanciato una sfida sul terreno politico, per manifestare contro le politiche della maggioranza. Soprattutto sui temi economici, dove vaste aree della popolazione (dai precari ai disoccupati) manifestano un crescente disagio senza avere una prospettiva. Secondo Amadori, ha pesato anche la fotografia di un Paese fermo, prospettata da vari enti di ricerca, ha provocato una protesta nell'urna.