Il premier prepara la fiducia e la verifica di fine mese
Compreso al confronto sulla riforma fiscale che da qualche giorno accende allarmi in più di una categoria.
Il Cavaliere sa che lo attende un'altra settimana di passione e che il possibile quorum ai referendum renderà l'aria ancor più irrespirabile per la maggioranza che giovedì potrebbe essere chiamata ad un nuovo voto di fiducia sul pacchetto-sviluppo. La preoccupazione maggiore del premier in queste ore si chiama però Lega. Ieri sera Umberto Bossi ha rotto gli indugi, dopo aver constatato le percentuali dei referendum, e di fatto si è definitivamente schierato con il ministro dell'Economia arrivando a mettere in dubbio le capacità comunicative del premier che, al pari di quelle amatorie, hanno sinora rappresentato buona parte dell'immagine forte e vincente del leader.
Il colpo sotto la cintola del Senatùr rischia però di essere solo l'antipasto di una battaglia che potrebbe iniziare domenica sul pratone di Pontida. Metter in dubbio il tocco magico del Cavaliere, come ha fatto ieri Bossi, significa di fatto archiviarne la leadership, ma prima di farlo in maniera brutale, il Carroccio deve incassare ancora il federalismo, il trasferimento dei ministeri al Nord e quella riduzione del carico fiscale che sta soffocando al Nord le piccole e medie imprese. Senza contare che, se il referendum sul legittimo impedimento dovesse passare, il Cavaliere dovrà chiedere nuovamente soccorso alla Lega per approvare qualche altro meccanismo, come la prescrizione breve, in grado di metterlo al riparo dai processi.
Le percentuali dei referendum terremotano però ancor più il Pdl e malgrado il partito abbia tre coordinatori e un segretario, non è riuscito ad offrire sul referendum né una linea comune, né ad aprire un dibattito interno. Berlusconi sa di poter contare sulla scarsissima voglia di buona parte del Parlamento di andare a casa prima del tempo, ma al tempo stesso teme il logoramento e quell'etichetta di re Mida al contrario in grado di mandare a fondo qualunque argomento faccia proprio. Adesso che qualcuno lo accusa persino di aver sbagliato ad ingaggiare un nuovo braccio di ferro con Santoro, il Cavaliere medita di cambiare tutta la strategia comunicativa muscolare degli ultimi anni. La stessa che oggi oscura sui principali canali Rai e Mediaset il risultato dei referendum.
La voglia del Cavaliere di cambiar rotta si scontra però con il clima da «sciogliete le righe» che si respira nel Pdl e nei suoi gruppi parlamentari. Un clima di scetticismo, se non di avversione, che non permette al premier di incidere con la consueta rapidità.