Il presidente del Consiglio regionale sui rilievi di Norante contro la retroattività della norma
PESCARA. «Quella legge è un provvedimento da difendere in senso assoluto. Se qualcuno parla di diritti acquisti, la questione esula dal significato etico della norma».
Nazario Pagano, presidente del Consiglio regionale, commenta così l'iniziativa di alcuni ex consiglieri regionali, con in testa Antonio Norante (Pdl), di contestare la retroattività della norma del testo unico sulle indennità e i vitalizi dei consiglieri regionali (di cui Pagano è primo firmatario) che innalza da 55 a 60 anni l'età minima per quegli eletti che vogliono usufruire in anticipo del vitalizio (2.269 euro lordi con una sola legislatura prima della riforma). «Quella legge», spiega Pagano, «ha creato una discontinuità rispetto al passato, quando la tendenza era di aumentare le indennità piuttosto che ridurle. Ma noi non ci siamo solo limitati a tagliare del 10% le indennità, per primi tra le regioni italiane. Io ho voluto espressamente la riforma del vitalizio, che certamente ha creato una disparità di trattamento, come accade sempre in questi casi. So che mi faranno pervenire un parere scritto che sottoporremo all'ufficio legislativo, ma il provvedimento, che credo abbia contraddistinto questa legislatura e di cui sono fiero, è da difendere in senso assoluto».
Lo difende anche il capogruppo del Pd in regione Camillo D'Alessandro, autore dell'emendamento, contestato da Norante, che rende retroattiva la norma sull'innalzamento dell'età del vitalizio. «La proposta di legge prevedeva il rinvio della partita pensioni alla prossima legislatura. Per questo presentai un emendamento assieme alla consigliera Pdl Alessandra Petri che introdusse il principio a partire da questa legislatura. Noi,», dice D'Alessandro, «non potevamo rinviare ancora le vere scelte, non potevamo essere riformatori per gli altri. Con questo emendamento abbiamo quindi varato una riforma vera».
Ma la norma che stabilisce la retroattività è illegittima? Il problema per D'Alessandro non esiste: «Il governo non l'ha impugnata e dunque vuol dire che non ha rilevato profili di illegittimità costituzionale. Chi lo ritiene può impugnarla e riportare tutto davanti alla Consulta, ma vorrei anche capire se la posizione di Norante, che è un membro del Pdl, è anche quella del suo partito».
Il capogruppo di Rifondazione Maurizio Acerbo annuncia che nei prossimi presenterà un progetto di legge per sospendere l'erogazione del vitalizio anche agli under 60 che già lo percepiscono. «Così Norante non potrà lamentare disparità di trattamento!».
La richiesta di Norante è sostenuta da una quindicina di ex consiglieri regionali. Tra di loro non c'è l'ex presidente del Consiglio regionale Marino Roselli (come scritto ieri), il quale fa sapere di non essere assolutamente interessato alla questione e di non avere alcuna contestazione da avanzare nei confronti della legge regionale.
La riforma aumenta l'età di accesso al vitalizio: con una sola legislatura ci vorranno 65 anni (la vecchia legge prevedeva 55), gli ex consiglieri con almeno due legislature possono accedere al beneficio a 60 anni. La legge prevede inoltre una riduzione dell'assegno vitalizio: si passa dall'attuale 85% al 75% dell'indennità mensile percepita dai parlamentari.